Crescita zero e inflazione galoppante Il governo getta il Paese nel pantano

di Stefano Amoroso

Ci sono momenti della storia in cui ci si può limitare a riverniciare la facciata del Palazzo, ed altri in cui bisogna rifare le fondamenta stesse. Questa frase di Obama, ripresa da altri motti simili di leader politici del passato, è rimasta inascoltata dal Governo Meloni. Che nel Governo più longevo della storia repubblicana avessero una certa idiosincrasia per il rifacimento delle facciate, visto l’odio di Giorgetti per i vari bonus e superbonus edilizi, lo potevamo anche comprendere. Ma che non volessero affrontare i nodi vitali per l’economia e la società non potevamo neanche immaginarlo. L’inflazione morde, essendo ormai al 4,2% vale a dire il quadruplo di due anni fa. E cosa fa il Governo? Sussidia i settori più energivori, chiede alle compagnie petrolifere di abbassare il prezzo della benzina per un mese e programma di fare maggior debito per superare l’emergenza. Il problema è che siamo di fronte ad un cambiamento epocale e le risposte da mettere in campo dovrebbero essere radicali. Invece, siamo alla politica dei pannicelli caldi: aspettiamo che passi la tempesta, ed intanto occupiamoci di altro, a cominciare dalla legge elettorale e dal velo islamico nelle scuole italiane. Il punto è che ci sono sessantuno conflitti attualmente in corso nel mondo, la corsa agli armamenti e le tensioni sul mercato del petrolio e gas: e tutto questo non scomparirà come per magia. Ci vorrebbe una strategia di medio e lungo periodo e non il classico tirare a campare di andreottiana memoria. L’economia dell’efficienza e del risparmio energetico, unite all’economia circolare, valgono venti miliardi di euro: attivarle costerebbe poco, porterebbe un aumento del tasso d’innovazione, un aumento dell’occupazione di qualità, ed un aiuto concreto ai bilanci delle aziende e famiglie italiane, con conseguente aumento di investimenti e consumi: insomma, si creerebbe un circuito virtuoso che consentirebbe al Paese reale di respirare e magari prosperare, senza gravare sulle casse statali. E in questo modo, oltretutto, potremmo salvaguardare i settori industriali ed agricoli più votati alle esportazioni, per le quali siamo una delle Nazioni più forti al mondo. C’è, poi, l’aspetto della transizione energetica: chi la realizzerà si renderà più indipendente dalle fonti estere, più forte e più sicuro. Chi, invece, rimarrà vittima dell’illusione di una crescita infinita di stampo liberale classico, basata sugli idrocarburi, sarà destinato ad impantanarsi sempre più. Ormai la natura ci ha dimostrato che, in un sistema chiuso come quello della Terra, non è possibile avere una crescita infinita utilizzando risorse finite e limitate: soprattutto quando il numero e la qualità dei concorrenti sono elevati. Per questo, come abbiamo proposto già qualche tempo fa, l’Italia dovrebbe puntare, in campo energetico, sulle fonti rinnovabili, accompagnate da un robusto investimento sulle reti intelligenti e resistenti, oltre che sugli accumulatori. E tra le rinnovabili dovrebbe favorire il più possibile la geotermia che è una risorsa ampiamente disponibile in Italia; è pulita e disponibile sempre. Tra l’altro è anche uno dei pochi settori industriali nei quali l’Italia mantiene una forte competitività tecnologica. Il quadro per l’Italia è fosco: abbiamo la settima inflazione più alta del G20 (ma tutti i Paesi davanti a noi, a cominciare da Argentina e Turchia, sono economie in via di sviluppo e non di industria matura) ed uno dei tassi di crescita più bassi, tanto nel G20 che in Europa. È evidente che così non si può continuare ed è anche altamente probabile che, a breve, ci siano delle conseguenze negative sul mercato del lavoro. In tal modo il Governo Meloni, che aveva cominciato la sua corsa con la crescita più forte della Ue e 209 miliardi di euro in prestiti a basso tasso d’interesse dall’Europa, entrambe eredità del secondo Governo Conte e, soprattutto, del Governo Draghi, finirà la sua avventura con una crescita di poco superiore allo zero e un’inflazione galoppante. Che non sono due bei biglietti da visita in chiave di rielezione. Tutt’altro.

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