di Walter Marossi
Cinquant’anni fa Carlo Tognoli veniva eletto sindaco di Milano, il più giovane della storia, rimanendo in carica per dieci anni, sette mesi e nove giorni. Tognoli si era iscritto al Psi sull’onda dei fatti d’Ungheria, tanto che intitolò anni fa un suo articolo “Il sangue ungherese che risvegliò i socialisti”. Si iscrisse ad un partito in trasformazione; uno strano partito che non era più quello dell’apparato morandiano fusionista. Un partito che vedeva l’afflusso di molti intellettuali provenienti dal Pci ma che metteva insieme un po’ di tutto. Dal ‘56 al ‘66 transitarono nelle sezioni socialiste ed ebbero un ruolo i vecchi turatiani a partire da Ezio Vigorelli, rientranti dal Psdi, i radicali Eugenio Scalfari ed Elio Vittorini in lista per le comunali nel 1960 con un documento pubblicato dall’Espresso a firma di scrittori, registi, intellettuali tra cui Elsa Morante, Leonardo Sciascia, Alberto Moravia, Ennio Flaiano, Mario Pannunzio, Franco Fortini, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Mario Soldati, Camilla Cederna, Guido Calogero, Vittorio Caprioli, Piero Caleffi, Bruno Zevi. Il partito del CERES che poi diverrà fondandosi con il Centro studi Turati nel 1961, Club Turati con Guiducci, Pizzorno, Bocca, Momigliano, Olcese, Caracciolo, Bassetti ma anche Feltrinelli. Recita una relazione della Questura del 13 settembre 1961: “le spese di gestione del circolo culturale Filippo Turati sono state assunte dal radicale Aldo Bassetti e dall’editore Giangiacomo Feltrinelli, quest’ultimo entrato, di recente, in stretti rapporti con il Psi”. Ma arrivano anche i trotzkisti con Repossi, uno dei fondatori del Pci che in un articolo del 13 maggio 1922 aveva definito i suoi futuri compagni “lacchè, cagnolini, servitori, pappagalli, moretti, pastetta, giocolieri, orecchianti, adulatori dei prìncipi, giullari, impostori, beccamorti, riscuotitori di mance” e con lui Massimo Gorla, molto più giovane, che sarà leader di Avanguardia Operaia. È il partito anche di Corrado Simioni, nenniano, quello dell’Hyperion per anni ritenuto da alcuni come il giudice Calogero il grande vecchio del terrorismo, per altri come “Lotta continua”, un infiltrato della Cia; per altri ancora come il Br Franceschini, semplicemente un mistero. Il partito di Giulio Seniga, con Pier Carlo Masini e Giorgio Galli in Azione Comune (e prima con Fortichiari in Azione Comunista) ma anche di Luigi Cavallo quello di Pace e Libertà accusato da Violante di essere uno dei protagonisti del golpe Sogno. È il partito che ha Toni Negri come segretario di sezione e consigliere comunale a Padova e Turi Toscano poi leader del MS Statale nel comitato centrale della giovanile socialista. È un partito in cui il termine riformismo ha ancora una valenza negativa. Solo al Congresso di Palermo nel1981, la corrente autonomista prenderà il nome di riformista: ci erano voluti decenni per sdoganare il termine. Quella di Tognoli con Craxi è quindi una lunga marcia per riaffermare il riformismo e per ricollocare la tradizione turatiana milanese al posto che gli spetta; questa lunga esperienza di minoranza è una delle chiavi per capire il socialismo degli anni ’80. La riscoperta del riformismo turatiano va di pari passo con la riscoperta del riformismo amministrativo: Craxi aveva una idea ben precisa di quella che doveva essere la politica di Palazzo Marino e la esplicitò in un intervento programmatico il 29 novembre 1967 quando licenziò il sindaco Bucalossi, il compagno di partito che metteva come primo obbiettivo il pareggio di bilancio, cancellando un secolo di interventismo sociale del Comune. I riferimenti di Tognoli sono stati i riformisti storici in particolare Faravelli, e il gruppo di Critica Sociale, rivista della quale sarà direttore. Il cursus di Tognoli è stato quello classico del dirigente di partito: federazione giovanile, esperienza amministrativa (nel 1960 è in lista per il comune di Cormano dove rimase dieci anni, l’esperienza di amministratore sul campo era pressoché obbligatoria per i giovani dirigenti), poi ufficio stampa della federazione (uno degli slogan che inventò forse insieme al corresponsabile Pillitteri per la campagna elettorale del 1963 fu: “si è fatto più in un anno con i socialisti che in dieci anni senza”). Responsabile economia, responsabile organizzazione, segretario cittadino, vicesegretario provinciale. In consiglio comunale entrò nel 1970, diventando assessore all’assistenza poi al demanio e ai lavori pubblici, passando anche per le società comunali. Fu infatti vicepresidente SEA. Quasi sempre in ruoli di minoranza. La “battaglia” interna di partito, del resto, è da sempre una costante del Psi milanese, almeno dalla fine dell’800: più volte, ad esempio, la sezione milanese discusse l’espulsione di Turati. Tognoli era stato eletto sindaco il 12 maggio 1976. In una intervista del 2020 ricordava: “non era un momento felicissimo per la città: la violenza degli scontri politici, il terrorismo, la crisi economica… Sentii l’esigenza di salvaguardare la capitale economica e ridare fiducia ai cittadini… Avevamo due strumenti: l’urbanistica e la cultura…”. Rivendicava Tognoli in un articolo Il socialismo municipale e l’autonomia dei comuni: “Filippo Turati, fondatore del Partito Socialista, ispiratore e ‘leader’ del riformismo e gli esponenti del Psi che più si dedicarono alla politica comunale (tra gli altri Montemartini, Bonomi, Caldara, Matteotti) elaborarono per gli amministratori socialisti linee di azione basate su una conoscenza profonda dei problemi e sulla convinzione di poter far avanzare il riformismo socialista dal governo locale. Questi autorevoli ‘esperti’ erano dei capi politici che sapevano leggere e padroneggiare i bilanci dello Stato e dei Comuni, che insegnavano ad amministrare con assoluta oculatezza, senza sprechi, ma con l’obbiettivo di introdurre nuovi servizi sociali e di tutela del lavoro e di migliorare quelli esistenti, per aiutare i lavoratori e i ceti meno abbienti. Erano dei modernizzatori, in nome dell’emancipazione delle classi più deboli … La grandezza di Caldara fu di essere “il sindaco di tutti i milanesi”, e di mostrare profonda conoscenza delle leggi e della macchina comunale. Fu un ottimo amministratore, ma non fece l’amministratore delegato dell’azienda Comune di Milano anche se non fece errori nei bilanci…”. Tognoli morirà nel marzo del 2021. Ai funerali il sindaco Sala lo ricordò con parole che gli sarebbero piaciute: “ancora oggi la nostra città fa fatica ad affrontare con obiettività l’eredità socialista nella sua storia… Bisogna invece avere il coraggio di ripensare al socialismo, forse di ripensare il socialismo. Non per dividersi negli steccati del noto, ma per capire quanto questa esperienza possa costruire nuove alternative democratiche, nuove visioni, nuove opportunità di un futuro che sappia unire in sé equità, sviluppo e rispetto dell’ambiente”.



