di Fabio Panariello, Segretario Psi Genova
Pur nel libero confronto delle idee, desta perplessità l’opinione di chi parla di “nuova Shoah” ovvero di “genocidio” per lo sterminio della popolazione civile palestinese in corso a Gaza, e per le azioni di terrorismo ai danni della popolazione della Cisgiordania ad opera del Governo di Israele e del movimento dei coloni. Una modesta riflessione sulla concreta realtà della Shoah può essere di aiuto al dibattito. Le drammatiche vicende della storia portano a riconoscere l’unicità dell’Olocausto perpetrato a partire dal 1939 per opera del Governo nazista nei Paesi occupati dall’Esercito tedesco. Al termine del conflitto mondiale risultava eliminato il 75% della popolazione ebraica europea ovvero 6 milioni e 300mila su un totale di 9 milioni di persone, compresi donne, bambini ed anziani oltre a 500mila vittime nelle comunità di Rom e Sinti. Lo sterminio sistematico degli ebrei europei, già apertamente teorizzato da Adolf Hitler nel “Mein Kampf” fin dal 1926, veniva attuato a sangue freddo con fucilazioni di massa, pogrom, camion a gas e per ultimo attraverso l’abominio dei campi della morte quali Auschwitz e Dachau. I pochi superstiti nella comunità ebraica dovettero trovare rifugio nei Paesi neutrali attraverso fughe pericolose ed incerte. Si rammenti come la stessa Confederazione elvetica, pur neutrale, rifiutasse l’ingresso ai profughi in fuga dalla morte e come 30mila ebrei, soprattutto di nazionalità francese, trovassero salvezza solo nella Spagna del fascista Francisco Franco che non chiuse loro le porte. Altri 45mila ebrei bulgari furono risparmiati per l’intervento del Ministro Dimitar Peschev insieme ad ulteriori 20mila ebrei greci e rumeni, i quali trovarono rifugio in Turchia grazie all’intercessione dell’allora nunzio apostolico a Costantinopoli, Angelo Roncalli. Senza queste lodevoli ma limitate eccezioni, il bilancio degli uccisi sarebbe stato ancora più grave con il completo annichilimento degli ebrei di Europa. Pochi uomini trovarono allora il coraggio e la lungimiranza di comprendere la vera natura del nazismo e per questo pagarono con anni di isolamento politico ed umano, tra loro rammento Wiston Churchill, Leon Blum, Pio XI. Nella storia dell’odio e della persecuzione verso gli ebrei, avranno purtroppo un posto anche “presunti esponenti della sinistra” quali Proudhon, Sorel, Bombacci e Mussolini, tutti passati a forme di acceso nazionalismo e sciovinismo. Neppure l’Italia fu priva di colpe rispetto al genocidio. Dopo la guerra di Abissinia con la campagna razzista ed antisemita condotta dalle colonne della rivista “La difesa della razza” di Telesio Interlandi e Giorgio Almirante, si cercò di istillare anche nel nostro Paese l’odio verso il “diverso” e lo straniero. Dalle leggi raziali del 1938 alla circolare n°5 emessa nel 1943 dal Ministro degli Interni della R.S.I. Guido Buffarini Guidi, la quale invitava le autorità di polizia italiana alla massima collaborazione con l’occupante tedesco nel ricercare ed arrestare gli israeliti, numerosi furono gli episodi di persecuzione i quali portarono alla morte di ottomila ebrei italiani su una popolazione complessiva totale di 50mila persone ovvero il 15% del totale. Lo stesso concetto di genocidio teorizzato per la prima volta nel 1944 dal giurista polacco Raphael Lemkin, con riferimento allo sterminio sistematico degli armeni residenti nel territorio dell’Impero Ottomano ad opera del Governo dei Giovani Turchi durante il primo conflitto mondiale, cercava di definire su basi scientifiche rigorose il fenomeno in questione. Al termine del secondo conflitto mondiale, saranno i Tribunali internazionali di Norimberga e Tokio a formulare nei capi di imputazione le fattispecie di cospirazione, crimini contro la pace, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, qualificazione ancora vigente nel sistema della giustizia internazionale. Ad oggi le fattispecie accettate da tutta la comunità scientifica come genocidio attengono allo sterminio degli armeni 1915/1918, alla Shoah 1939/1945, al genocidio dei Tutsi in Ruanda 1994. La comunità internazionale ha poi esteso il concetto di genocidio all’Holodomor, ovvero lo sterminio per fame della popolazione ucraina da parte del Governo sovietico negli anni ‘30, al massacro della popolazione civile cambogiana ad opera dei Khmer Rossi ed alla pulizia etnica operata in Bosnia. L’auspicio di chiunque creda nel diritto e nella libertà non può che essere quello di veder celebrare i processi presso il Tribunale internazionale a carico del Primo Ministro e dei membri del Governo israeliano responsabili di crimini contro l’umanità ed al contempo nei riguardi dei dirigenti del gruppo terroristico di Hamas. La Corte penale internazionale è oggi unico soggetto legittimato a giudicare in tema di crimini di guerra e contro l’umanità. Il Governo italiano dovrà quindi riconoscere lo Stato di Palestina sui confini del 1967 come da risoluzioni Onu e richiedere al contempo il riconoscimento di Israele da parte dei Paesi aderenti alla Lega araba. Difronte al crescente clima di odio antisemita e razziale, diffuso in Europa e nel Mondo, è quanto mai opportuno il massimo impegno del Psi onde i tragici fantasmi del passato non abbiano più a tornare.



