di Giada Fazzalari
Le non-strategie di Trump sono così fallimentari e insensate da indurre molti osservatori e analisti ad escludere, per sbigottimento, che egli non ne abbia una. La verità è che Trump non ce l’ha veramente, una strategia, e lo dimostra il clamoroso scontro con il Vaticano, ovvero con un Papa statunitense che Trump avverte come ostile, nonostante Leone XIV stia attuando un apostolato rigoroso ma mite, per nulla aggressivo o scomposto. Che senso ha aprire uno scontro con la Chiesa accusandola addirittura di essere “complice” delle mire nucleari dell’Iran? Che senso ha provare a trascinarla nel tritacarne globale? Il caos, purtroppo, danneggia tutti, a partire dal Presidente americano, e sta creando, tra l’altro, smarrimento anche nella comunità cattolica statunitense. La storia socialista ha da sempre un rapporto complesso e problematico con la cultura cattolica. A volte è prevalso, da parte socialista, il bisogno di rimarcare la laicità dello Stato; e da parte del Vaticano quello di esercitare ingerenze che hanno segnato anche la storia recente. La celebre formula “libera Chiesa in libero Stato”, pronunciata da Camillo Benso di Cavour nel 1861, sintetizza in modo eminente la concezione separatista dei rapporti tra Stato e Chiesa e la concezione socialista del modo di intendere quel rapporto. A volte, da parte socialista, rispetto a questo tema è emersa la necessità di convergere su temi quali la giustizia sociale, la lotta contro la povertà. La verità è che le convergenze tra socialisti e cattolici sono più profonde e possibili di quanto si pensi, anche attualmente: lo confermano le dichiarazioni espresse dal Segretario del Psi Maraio di recente. Non possiamo non rimandare all’impegno politico e intellettuale di Gennaro Acquaviva, figura chiave, insieme a Bettino Craxi, nella revisione del Concordato tra Stato italiano e Santa Sede, culminata nell’Accordo di Villa Madama del 18 febbraio 1984. È anche grazie al suo impegno che oggi nel mondo socialista il protagonismo dei cattolici è forte e si può esprimere senza imbarazzi. Ecco perché dedichiamo questa apertura a Papa Leone XIV, al quale va tutta la vicinanza umana e politica per i vergognosi attacchi di Trump, che pensa di poter trattare una delle istituzioni storiche e religiose più importanti del mondo alla stregua di un avversario di politica interna. Difendere il Papa significa anche stigmatizzare il quotidiano scempio che Trump fa della diplomazia, del rispetto, del diritto internazionale. Mai la politica americana era scesa così in basso, e meraviglia che qualcuno ancora si attardi a definire questo scempio una chiara strategia politica. Il titolo di questo editoriale si richiama esplicitamente a un fortunato libro di Sergio Zavoli (“Socialisti di Dio”, 1981), nel quale le due culture – quella socialista e quella cattolica – trovavano una felice sintesi a partire da un’esperienza personale appassionata e inquieta. È non solo un doveroso omaggio a un grande esponente della cultura socialista, ma un chiaro segnale politico di vicinanza e necessità di collaborazione – in un mondo sempre più divaricato tra ricchi e poveri e funestato da una gravissima escalation militare – tra cattolici e socialisti. Stare apertamente dalla parte di Papa Leone XIV per noi socialisti significa stare dalla parte del dialogo, della diplomazia, del rispetto e della cultura. Ma soprattutto di quell’umanesimo socialista che dovrebbe animare questo tempo e gli anni a venire. Tutti valori che Trump sta aggredendo volgarmente senza nemmeno trarne vantaggio elettorale, rendendo la sua non-strategia ancora più surreale e sconcertante.



