di Giada Fazzalari e Gaetano Amatruda
Contenuti, valori, proposte. C’è un modo per preparare l’alternativa al governo Meloni ed è quello che si è visto a Roma agli Stati Generali di Progetto Civico Italia. Niente slogan, niente promesse facili da campagna elettorale permanente: sentire la gente, capire i loro bisogni. È la risposta più efficace a una destra che in questi anni ha governato a colpi di annunci e ha lasciato per strada quasi tutto ciò che aveva promesso. Gli italiani se lo ricordano. Le accise che dovevano sparire e sono ancora lì e sono aumentate. La legge Fornero che doveva essere cancellata e che nessuno ha toccato. La sicurezza nelle città sbandierata in ogni comizio e mai tradotta in risultati percepibili da chi vive nei quartieri. Il bilancio di questa legislatura è il racconto di un’illusione, e il centrosinistra ha il dovere di non ripetere lo stesso errore a parti invertite. Per questo ha ragione Alessandro Onorato quando chiede di convocare subito il tavolo della coalizione e di mettere nero su bianco dieci priorità condivise. Non cento punti per accontentare tutti, ma poche scelte chiare su cui chiedere fiducia agli elettori. Il 2027 si vince se l’alternativa appare pronta a governare, non soltanto unita contro qualcuno. La presenza della delegazione di Avanti PSI guidata da Enzo Maraio è stata tutt’altro che una cortesia tra alleati, ma la prova di un percorso che ha già prodotto un risultato concreto: la componente parlamentare nata al Senato grazie alla disponibilità del senatore Luigi Nave e del partito guidato da Giuseppe Conte. Naturalmente l’ambizione va oltre Palazzo Madama: costruire, dentro il campo progressista, un’area riformista e modernizzatrice capace di parlare a chi non si riconosce nella destra. Maraio ha indicato la chiave giusta: tra civismo e socialismo c’è un passato comune e un futuro possibile. Il socialismo italiano è nato nei municipi, si è fatto classe dirigente governando le città, ha imparato lì a trasformare i valori in servizi, scuole, case, trasporti. È la cultura che i socialisti hanno custodito anche negli anni senza rappresentanza parlamentare, investendo sugli amministratori locali. Ed è la stessa che anima l’esperienza civica di Onorato. C’è poi una ragione più profonda per cui questa area serve alla coalizione. Una parte larga del Paese, fatta di ceto medio, piccole imprese, professionisti e amministratori, chiede governo serio prima ancora che appartenenza. Chi vuole battere la destra deve parlare anche a loro, con il linguaggio delle soluzioni e non della protesta. Il metodo conta quanto la meta: nessuna annessione, nessun personalismo, rispetto delle identità di ciascuno. È così che si allarga una coalizione senza snaturarla. La destra scommette sulle divisioni del centrosinistra. La risposta migliore è un’alleanza larga ma credibile, con un programma serio e una classe dirigente radicata nei territori. Da Roma è partito un pezzo di quella risposta. Ora tocca a tutta la coalizione accelerare.



