di Andrea Follini
Lei come una trentina si suoi colleghi, arriva da un periodo di sospensione che le è stato comminato alla Camera come sanzione per aver occupato la sala stampa per impedire lo svolgimento a Casa Pound di una conferenza di sulla “remigrazione”, organizzata su invito dell’onorevole Domenico Forgiuele della Lega. Come si sente dopo la notifica di questo provvedimento?
«È un’accusa totalmente infondata perché noi ci siamo esclusivamente limitati a leggere la Costituzione Repubblicana nella sala stampa della Camera, ed evidentemente per la maggioranza dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati questa decisione è un orientamento perseguibile di sospensione e credo sia la prima volta nella storia dei parlamenti democratici che chi difende la Costituzione, anziché essere elogiato, viene punito. Ma questo provvedimento è figlio di un orientamento molto chiaro che la maggioranza ha assunto da tempo».
Ovvero?
«Ovvero, quello di chiudere un occhio verso i gruppi neofascisti che infestano ancora questo Paese e che servono a Giorgio Meloni, alla Lega, a Forza Italia come una riserva elettorale alla quale attingere in caso di difficoltà. Loro hanno scelto Casa Pound rispetto a parlamentari democratici, delle forze politiche di opposizione. Da domani Casa Pound potrà tranquillamente venire, secondo la maggioranza dell’Ufficio di Presidenza della Camera, in sala stampa, a spiegare la loro linea politica, quella della “remigrazione”, che è una linea politica fuori dal dettato costituzionale».
Una presenza ambigua, quella di Casa Pound alla Camera, così a ridosso della chiusura delle celebrazioni per l’anno matteottiano: manca del tutto alle forze politiche di governo una misura valoriale?
«Guardi, a me non fa strano perché questi signori sono i nipoti dei carnefici di Matteotti. D’altra parte continuano a mantenere nel loro simbolo la fiamma tricolore, che simboleggia una continuità con la Repubblica Sociale italiana, mai rinnegata. Nonostante quattro anni di governo, il tentativo di Giorgia Meloni di ripulirsi come leader occidentale, democratica non regge. Questi signori non hanno mai rinnegato il fascismo, non hanno mai rinnegato Giorgio Almirante che ha elogiato le leggi razziali sul settimanale ‘La Razza’; sono ancora lì».
Negli interventi di giovedì in Parlamento la presidente Meloni è apparsa in evidente difficoltà. Sembra che il Governo navighi a vista; pare un governo stanco, pur non avendo prodotto un gran ché in questi anni. L’impressione che si è avuta è che, nonostante si sforzino di smorzare le tensioni, ci si avvii verso una stagione pre elettorale, dove anche gli estremisti possono essere utili ai partiti di governo.
«Le forze politiche che hanno promosso la modifica della Costituzione, sono tre forze politiche che non appartengono a nessuno dei filoni costituenti del nostro Paese. Per la prima volta tre forze che non appartengono a nessuna di quelle tradizioni, provano a mettere mano alla Costituzione. Quando accade questo, emerge in maniera troppo evidente una scarsa conoscenza del Paese. Giorgia Meloni governa il Paese con il 25% degli aventi di diritto. È il governo più di minoranza della storia dell’Italia repubblicana. Pensavano che gli italiani si facessero prendere in giro, che non considerassero l’Italia un Paese frantumato dalla precarietà, dal sottosalario, dai divari Nord – Sud, da una sanità che è stata definanziata, da una generazione intera che prende fagotto e se ne va».
Quindi il voto referendario è andato oltre il contenuto della proposta?
«I partiti di maggioranza non hanno capito che gli italiani, tra loro e la Costituzione, avrebbero scelto la Costituzione. Oggi la reazione qual è? Anziché dire: “abbiamo compreso il messaggio, sediamoci e capiamo quali sono le misure economico-sociali più urgenti”, pensano ad nuova legge elettorale per provare a riequilibrare a tavolino quello che hanno perso. È una deriva estremista e pericolosa».
Proviamo ad analizzare anche la politica estera attuata dal governo. Si registra un certo imbarazzo di fronte agli accadimenti in Medio Oriente, dove l’atteggiamento italiano pare quello di non disturbare gli alleati israelo-americani, anche di fronte a violazioni palesi del diritto internazionale.
«Meloni alla Camera ha rivendicato, in maniera abbastanza esplicita, di essere testardamente unitaria con Trump nel rapporto con l’Europa. Nonostante il dottor Stranamore che abita alla Casa Bianca avesse minacciato, nello stupore generale di tutto il mondo, non più tardi di qualche giorno fa, che avrebbe annientato una intera civiltà umana. Giorgia Meloni non è riuscita a prendere le distanze neanche da queste parole orribili».
Un’evidente subalternità?
«Continua inevitabilmente ad essere subalterna ad una impostazione della destra americana che è sovversiva di tutti gli equilibri multilaterali; mette in discussione tutti gli istituti del multilateralismo, persino la Nato, generando inevitabilmente una destabilizzazione in interi Paesi e la trasformazione dell’economia mondiale in un’economia di guerra. Meloni ha deciso di stare lì; è una scelta di campo, che non rinnegherà, magari proverà un pochino a mettere l’accento su qualche presa di distanza, perché altrimenti avrebbe qualche problema con alcuni settori dell’economia italiana, ma la scelta di fondo è quella lì. Lei si sente la pontiera tra la destra europea e la destra americana».
Gli italiani si stanno rendendo conto, secondo lei, che l’azione di governo non produce effetti positivi nella loro quotidianità?
«Ma certo. Meloni aveva provato una improbabile mediazione sui dazi, che Trump non si è nemmeno degnato di ascoltare; non c’è un parametro dell’economia italiana che sia migliorato in questi quattro anni. La vita quotidiana delle persone è peggiorata; i salari non seguono l’inflazione; una crescita dei salari blanda di fronte all’esplosione del carrello della spesa al 25%. Il costo delle materie prime fondamentali per muoversi, come la benzina, è salito alle stelle: la promessa di abolire le accise su cui lei si era impegnata in campagna elettorale con un video memorabile, non è stata mantenuta. La destra ha peggiorato la vita quotidiana e materiale delle persone».
E anche dei giovani
«Questo lo hanno capito gli italiani e lo hanno capito soprattutto le giovani generazioni, che hanno votato no innanzitutto per difendere la Costituzione, ma hanno votato no anche perché hanno visto la loro condizione lavorativa peggiorare, i loro salari peggiorare. Hanno visto un governo inerme e fermo di fronte ad un genocidio come quello che è accaduto a Gaza e hanno deciso che era il momento di dire basta».
Ecco, rispetto alla situazione in Palestina. L’attacco all’Iran e in Libano sembra aver spostato l’attenzione su quei fronti, dimenticando la grave condizione dei palestinesi nella Striscia ed in Cisgiordania, dove la situazione non è cambiata dal tempo della sua missione umanitaria con la Flotilla. Da quell’esperienza è nato anche un libro: “Flotilla. In viaggio per Gaza” dove racconta la missione, della quale il nostro giornale ha dato peraltro conto, intervistandola più volte quand’era in navigazione. Il sottotitolo del libro è “Diario di bordo per una nuova rotta”. Ma si può pensare ad una nuova rotta per il quell’angolo di mondo?
«Io ho scelto di scrivere questo libro perché penso che riflettori su Gaza e sulla Palestina, in generale sulla tragedia di un popolo senza patria e senza potere, debbano rimanere accesi. Si parla di una tregua che non è una tregua».
Si continua a morire infatti, per gli attacchi delle forze militari israeliane.
«Si, sono morte più di settecento persone dalla tregua di ottobre; l’IdF continua ad occupare il 53% della Striscia; non c’è un giornalista occidentale che abbia ancora messo piede nella Striscia, dove il 90% delle infrastrutture civili sono distrutte. Dove le organizzazioni non governative non hanno libertà di accesso… siamo cioè di fronte a un genocidio a bassa intensità».
Di tutto questo lei parla nel libro.
«Lo scopo del mio libro è parlarne, ma anche dire che la nuova rotta non può non essere l’idea che la pace è una politica, non è una questione di anime belle. L’Italia ha sempre avuto la propensione a una politica di pace nel tempo; penso ai governi guidati dai socialisti piuttosto che dei democristiani negli anni ‘70 ed ’80, che si muovevano dentro la dimensione transatlantica e non erano sospettabili di essere nemici di Israele. Ma avevano la forza di dire ad Israele di fermarsi».
Molto distanti dal governo attuale.
«Ora siamo di fronte ad una destra, quella italiana, che vede il rapporto con la destra israeliana, con Netanyahu, Ben Gvir e tutti i mostri che oggi governano un Paese che sta subendo una trasformazione suprematista e razzista, come una sorta di condono rispetto al loro passato. Giorgia Meloni è amica di questa Israele, perché questa Israele le garantisce il condono rispetto al passato che non ha mai rinnegato».



