Bollo sospeso. Il Governo tira il freno a mano alle Regioni

di Redazione

Buone notizie per gli automobilisti. O, almeno, per alcuni di loro. Nel 2027 il bollo auto non si pagherà per un veicolo a persona, ma solo se quel veicolo rientrerà nei requisiti stabiliti dal Governo. Per le automobili il limite sarà di 80 kW, mentre l’agevolazione riguarderà anche i motocicli. Insomma, una bella boccata d’ossigeno per chi possiede una piccola utilitaria. Un po’ meno per chi, magari dopo aver pagato per anni bollo, assicurazione, benzina (sempre più cara) e manutenzione, si è concesso un’auto appena più potente. E non parliamo di macchinoni. La misura, naturalmente, è stata accolta come una buona notizia. E per il contribuente, in effetti, una tassa in meno è sempre una buona notizia. Il problema è che dietro il regalo fiscale si nasconde un piccolo paradosso istituzionale. Perché il bollo auto è un tributo regionale. E qui la storia diventa interessante. Da anni sentiamo ripetere che bisogna dare più autonomia alle Regioni. Più competenze, più responsabilità, più possibilità di decidere sulle risorse del territorio. È uno dei cavalli di battaglia della Lega, che sull’autonomia differenziata ha costruito una parte importante della propria identità politica. Poi, però, arriva Roma e decide che una tassa regionale, almeno per una determinata categoria di veicoli e per un determinato periodo, non si paga più. Naturalmente il Governo ha previsto un meccanismo di compensazione: le Regioni non dovrebbero essere lasciate semplicemente con un buco nei bilanci, perché lo Stato trasferirà loro, speriamo, le risorse necessarie a compensare il mancato gettito. Ma il punto politico rimane. La Regione conserva i soldi, perché Roma glieli restituisce; ciò che si riduce è la sua possibilità di intervenire autonomamente su quel tributo. E non è cosa da poco. È un federalismo piuttosto originale: l’autonomia c’è, ma quando si tratta di decidere sulle tasse, conviene prima telefonare a Roma. La contraddizione appare ancora più curiosa pensando proprio alla Lega. Per anni il messaggio è stato: lasciate decidere ai territori, perché chi governa una Regione deve poter gestire direttamente le proprie risorse e assumersi le proprie responsabilità. Adesso, invece, il Governo nazionale interviene direttamente su una delle principali entrate legate alla fiscalità regionale. Si potrebbe obiettare, correttamente, che una decisione del genere non cancella affatto l’autonomia differenziata e che la materia fiscale resta disciplinata da un complesso sistema di competenze statali e regionali. Vero. Ma proprio per questo sarebbe interessante capire dove finisca l’autonomia quando lo Stato decide di intervenire direttamente su un tributo regionale e, contemporaneamente, si impegna a risarcire le Regioni del mancato incasso. Per il cittadino, comunque, la questione è molto più semplice. Se possiede l’auto giusta, nel 2027 potrà mettere da parte qualche centinaio di euro. Se ne possiede due, dovrà scegliere quale salvare dal fisco. Se invece guida un’auto più potente, potrà continuare serenamente a pagare. E così il bollo diventa l’ennesimo esempio della singolare versione italiana del federalismo: competenze sempre più vicine ai territori, ma tasse che, quando serve, possono essere decise a Roma. Specie se il governo non ha altre “trovate” da mettere in campo quando si respira aria di elezioni. Insomma, la macchina dell’autonomia differenziata è ancora ferma ai box: il motore tossicchia, la spia dell’autonomia lampeggia e qualcuno continua a cercare la carta di circolazione. Nel frattempo, però, il Governo ha deciso di intervenire sul bollo: per alcuni automobilisti, almeno per un anno, niente da pagare. Il rischio è che il tanto celebrato federalismo finisca per essere soltanto una macchina con la targa regionale, ma con il volante nazionale.

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