di Giada Fazzalari
La campagna elettorale per le politiche è iniziata, ed è fisiologico che sia accesa e dialetticamente vivace, ma viste le tante questioni irrisolte del nostro Paese, e visto l’astensionismo crescente, sarebbe necessario fare un “patto nazionale” affinché la qualità del dibattito e dello scontro tra idee diverse avvenga nel rispetto e con senso di civiltà, perché in ballo c’è la salute e la qualità della nostra democrazia. Non si tratta di essere buonisti o moralisti, ma di impegnarsi affinché il confronto tra partiti avvenga senza delegittimazioni, infangamenti, offese, campagne di odio, persecuzioni e vagonate di insulti. Perché in un momento delicato come questo il principale dovere della politica e dei media dovrebbe essere quello di difendere le strutture portanti di una democrazia fin troppo corrosa da forze avverse. Due esempi concreti, fatti avvenuti di recente – uno negativo e uno positivo – che rappresentano plasticamente la “miseria” e la “nobiltà” della politica. Iniziamo dall’esempio positivo. Castrovillari, provincia di Cosenza, 8 giugno 2026. Al termine del ballottaggio per l’elezione del sindaco, il candidato perdente del Pd, Ernesto Bello, si presenta durante i festeggiamenti della neo-eletta sindaca Anna De Gaio, di centrodestra, con un mazzo di fiori. Appena la vede, la abbraccia, la bacia, la stringe a sé e le augura buona fortuna per il compito che l’aspetta. È una scena bellissima, che ha suscitato entusiasmo in tutti i cittadini di Castrovillari, e che è stata apprezzata dappertutto, anche fuori regione. Durante la campagna elettorale, purtroppo, qualcuno aveva usato parole sgradevoli nei confronti di De Gaio, accusandola di essere figlia di un panettiere e non con il pedigree giusto per fare il sindaco. Il gesto di Bello, dunque, ha smentito chi aveva provato a costruire una narrazione delegittimante dell’avversario, riconducendo l’intera dialettica politica nella civiltà e nel rispetto tra le parti. E vediamo ora l’esempio negativo. Roma, Camera dei Deputati, 11 giugno 2026. Il deputato del M5S, Francesco Silvestri, prendendo la parola durante una seduta dedicata ad un imminente Consiglio europeo, accusa la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di aver usato “le ginocchiere” al cospetto di Trump. Meloni prende la parola e rivendica di aver raggiunto la posizione che ricopre senza favoritismi e senza scorciatoie. Dispiace che deputate molto attente alle cadute sessiste come Laura Boldrini – presente in aula – non abbiano sentito subito la necessità di stigmatizzare la grave allusione di Silvestri e che si sia espressa con un comunicato piuttosto freddo, dove si limita a considerare “deprecabili” le parole del suo collega. Il rispetto delle regole democratiche non vale soltanto per amici e alleati, ma anche per gli avversari, perché le regole e la civiltà, appunto, non hanno colore politico. La politica e i giornalisti dovrebbero, con senso di responsabilità, aiutare i cittadini a capire quali sono le idee in campo, le proposte, i progetti, evitando di alimentare un clima di odio e di disprezzo da teatrino che non giova alla politica, alla democrazia e, soprattutto, al nostro Paese. Facciamo tutti in modo che sulla “miseria” (la vera benzina dell’antipolitica) prevalga la “nobiltà” della politica. Perché, come diceva Pietro Nenni, “la politica è una cosa seria”.



