Lo smarrimento della politica estera italiana

di Francesco Di Lorenzi

Abbiamo atteso per anni un sussulto, un segno di vitalità da Antonio Tajani, sul quale nutrivamo perfino delle sincere aspettative; si presentava come il volto moderato e di buon senso del governo, pragmatico, in un ruolo chiave e delicato come quello di ministro degli esteri, in cui ereditava la fitta rete di relazioni, conoscenze ed amicizie consolidate del suo padre politico, Silvio Berlusconi, che proprio sui temi di politica internazionale aveva raggiunto i suoi maggiori successi, basti pensare al picco del vertice di Pratica di Mare del 2002, con Putin e Bush che si stringono calorosamente la mano e che sembra oggi appartenere ad ere geologiche di un lontano passato. Invece il nulla. Il mondo crolla, la guerra tra Russia e Ucraina non conosce tregue, il Medio Oriente è in fiamme, la Nato ridotta dalla politica trumpiana ad una noiosa scocciatura, l’Ue sempre più incapace di parlare ad una sola voce e lui sempre lì, impassibile, relegato al ruolo del portavoce dell’ovvio, tanto da diventare un meme di successo sui principali social per i suoi preziosi suggerimenti in caso di attacchi con i droni e per gli imperdibili consigli sulla pace nel mondo, degni delle migliori performance di miss Italia. Non stupisce pertanto il nulla assoluto perfino sui principali dossier internazionali riguardanti cittadini italiani, come per la tragica vicenda di Giulio Regeni, rispetto alla quale il ministro della cultura ha addirittura negato i contributi per la realizzazione di un documentario in sua memoria o all’imbarazzante silenzio a cui assistiamo proprio in questi giorni sulla storia di Nessy Guerra. Si tratta di una cittadina italiana ventiseienne, madre di una bimba di soli tre anni, condannata in appello la scorsa settimana da un tribunale egiziano con l’accusa di adulterio. Si avete capito bene. Per un reato che nel nostro Paese fortunatamente non esiste, accusata dal suo ex marito egiziano Tamer Hamouda, latitante e condannato in Italia in via definitiva a due anni e undici mesi di reclusione per stalking, violenza privata e lesioni contro un’altra donna, questa nostra connazionale rischia di trascorrere sei mesi in una cella egiziana e di perdere così l’affidamento della figlia a favore di un uomo che si ritiene la reincarnazione di Gesù Cristo, promette castighi eterni e dannazioni in video deliranti sul web e richiede allo Stato italiano un risarcimento di almeno 180 milioni di euro. Non contento, ha imposto ai giudici il suo diniego a qualsiasi ipotesi di espatrio della bimba, sequestrando di fatto da oltre tre anni madre e figlia, costrette a continui cambi di residenza per evitare di essere rintracciate da un uomo violento che non nasconde le sue continue minacce verbali contro la ex moglie. Nonostante il testimone del presunto adulterio della ragazza abbia ritirato l’accusa, accusando invece lo stesso Tamer di pressioni per una falsa testimonianza e di varie intimidazioni, la corte d’appello ha confermato la condanna di primo grado gettando la donna nella disperazione. “Sono sconvolta. Ho paura di perdere la mia bambina. Ho paura di finire in prigione in Egitto. Non so più come fare per chiedere aiuto. Abbiamo fatto centinaia di appelli, ma nessuno ci ascolta. L’unica cosa che ho cercato di fare è scappare da quell’uomo con la mia bambina e proteggerla. Spero davvero che chi di competenza, il governo italiano, le istituzioni, si mettano una mano sulla coscienza e ci aiutino perché non riusciamo più ad andare avanti in questa situazione”. Queste le parole di Nessy, questo il grido disperato di una donna costretta a combattere contro un reato assurdo e contro il muro di gomma di chi fa finta di non sentire. Noi dell’Avanti! della domenica e come comunità socialista, ci siamo e continueremo ad amplificare la sua voce insieme ai tanti, su tutti la trasmissione “Chi l’ha visto”, che hanno scelto di mobilitarsi in sua difesa e a favore di tutte le donne vittime di ingiustizia e di violenza. Nessy Guerra è una madre ed una donna che ha tutto il diritto di tornare immediatamente nel nostro Paese, per vivere liberamente la sua vita, ed un governo con un pizzico di autorevolezza avrebbe già ottenuto di riportarla in Italia insieme alla figlia con il primo volo di Stato. Se dalle parti della Farnesina ci si limita alle solite dichiarazioni di facciata sul massimo impegno profuso che in tre anni ha portato a questo capolavoro diplomatico, ci auguriamo che dalle parti di palazzo Chigi si abbia la forza e la giusta determinazione per intervenire in maniera risolutiva a favore di una ragazza italiana e della sua famiglia, perché non vogliamo credere di vivere in una nazione in cui si rimpatria in men che non si dica un torturatore libico di essere umani e non si riesce a riportare a casa una donna innocente accusata di adulterio. Libertà per Nessy Guerra, subito!

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