New York cambia volto: la rivoluzione socialista democratica di Zohran Mamdani

di Francesco Merico

Per decenni New York City ha rappresentato la capitale mondiale del liberismo Usa: la città di Wall Street, degli hedge fund, dei loft milionari a Manhattan e degli affitti impossibili per la gente comune. La capitale globale dove la ricchezza estrema convive con milioni di persone costrette a fare due o tre lavori per avere un tetto, o che peggio vivono senza fissa dimora. Oggi però qualcosa sta cambiando: con l’elezione del sindaco Zohran Mamdani, NYC sta diventando il laboratorio di una nuova politica urbana apertamente socialista, fondata su un principio semplice: chi ha accumulato enormi ricchezze, deve finalmente restituire qualcosa alla collettività. Mamdani non ha mai nascosto le proprie idee provenienti dall’area del socialismo democratico americano ed ha costruito la propria campagna elettorale denunciando il dominio delle elite economiche sulla città. Per anni, infatti, New York è stata governata come una gigantesca macchina al servizio della finanza e delle corporation, mentre i salari reali diminuivano, i trasporti pubblici cadevano a pezzi e il costo della vita espelleva le classi lavoratrici dai quartieri popolari. La svolta impressa dalla nuova amministrazione è chiara; tassare i ricchi per finanziare servizi pubblici, case popolari, trasporti e welfare urbano. Una linea politica che negli States da molti viene definita “estrema”, ma che in realtà rappresenta dal nostro punto di vista il minimo necessario per contrastare un sistema economico sempre più iniquo. Il primo cittadino ha più volte dichiarato che non è accettabile che nella città dove risiedono i miliardari più ricchi del pianeta vi siano contemporaneamente migliaia di famiglie senza casa e di lavoratori incapaci di pagare l’affitto: la sua politica fiscale colpisce soprattutto i grandi patrimoni immobiliari, gli speculatori finanziari e le grandi multinazionali che per anni hanno goduto di agevolazioni fiscali ingenti. Non sorprende quindi che Wall Street ed i grandi media conservatori abbiano immediatamente lanciato una campagna di demonizzazione contro di lui, accusandolo di voler “punire il successo”. Ma in realtà Mamdani sta semplicemente mettendo in discussione un modello in cui i profitti vengono privatizzati, mentre i costi sociali ricadono sui cittadini. Il più recente episodio simbolico di questa nuova linea politica è stato il suo rifiuto di partecipare all’abituale Met Gala del 2026: l’evento, che ogni anno riunisce celebrities, miliardari e grandi marchi del lusso, rappresenta perfettamente la distanza tra l’elite economica e la vita quotidiana dei cittadini newyorkesi. Zohran ha scelto di non presenziare proprio mentre milioni di cittadini affrontano affitti insostenibili, precarietà e inflazione. Un gesto simbolico di enorme valore socialista. La sua assenza infatti non è stata solo un fatto simbolico, ma un atto politico preciso, in particolare rivolto a criticare il ruolo crescente di grandi sponsor legati ad Amazon ed al potere economico di Jeff Bezos, figura ormai emblematica dell’oligarchia americana. Mentre i lavoratori dei magazzini Amazon continuano a denunciare ritmi massacranti, salari insufficienti e repressione sindacale, l’alta società celebra il lusso sfrenato sotto i riflettori del gala più esclusivo del mondo e la nuova amministrazione ha colto perfettamente il significato politico di quella serata: il capitalismo contemporaneo non si limita a sfruttare economicamente i lavoratori, ma trasforma la disuguaglianza in spettacolo. Da una parte ci sono i miliardari che sfilano con abiti bizzarri su tappeti rossi adornati di diamanti; dall’altra infermieri, rider, camerieri e insegnanti (spesso immigrati o figli di tali, come lo stesso Mamdani) che non riescono più a vivere nella città che mandano avanti ogni giorno con la loro fatica ed il loro sudore. Dobbiamo dunque prendere atto che il successo politico ed il consenso diffuso di tali importanti iniziative dimostrano che una parte crescente della popolazione americana è stanca del neoliberismo e dell’idea per cui i miliardari sarebbero intoccabili, esempi di vita da imitare e da idolatrare, come è stato per decenni in primis Donald Trump con la sua torre dorata inserita nel cuore pulsante del tessuto cittadino, un simbolo di opulenza e di dominio. A cosa ci ha condotto oggi tutto ciò? È ora di cambiare, di seguire questo esempio, per tornare a cambiare anche il nostro Paese nel nome della civiltà socialista.

Ti potrebbero interessare