di Nautilus
Siamo costretti a rincorrere – con il pensiero, con l’ansia, con le maledizioni – Donald Trump e le sue piroette ma in questo modo ci dimentichiamo del povero popolo iraniano. La guerra contro l’Iran era stata presentata dal presidente degli Stati Uniti d’America come un intervento necessario per garantire la libertà di quel popolo. Aprendo la bocca ai suoi cannoni, il 28 febbraio, il presidente americano aveva promesso un’azione a difesa dei civili che da dicembre stavano sfidando il regime nelle piazze. “Prendetevi il vostro governo. Sarà vostro”. E in quelle ore aveva provato a spingere verso la rivolta contro un regime sanguinario un popolo che è coraggioso ma non suicida: le tante rivolte sono costate migliaia e migliaia di morti. In poche altre circostanze il cinismo di Trump era stato più sfacciato. Il popolo iraniano si ritrova oggi paralizzato tra le macerie delle infrastrutture e una repressione interna che resta feroce. Il regime non è crollato e anzi si è militarizzato. Con il popolo abbandonato al proprio destino, usato come scusa per una guerra che punta a ben altro. Un popolo scioccato dopo il massacro di decine di migliaia di civili e che si è ritrovato a fronteggiare le bombe e la repressione del regime. Nella cinica retorica di Trump, il “popolo da liberare” è stato sostituito dalla minaccia di “mettere fine a un’intera civiltà”, di farla tornare all’età della pietra. Un oltraggio ad un popolo che si pensa come portatore di una storia millenaria. Anche perché il conflitto non si è limitato a colpire obiettivi militari e i civili sono diventati le vittime principali di una guerra assurda: secondo le prime stime la guerra potrebbe contrarre l’economia del 10%, un dato che potrebbe portare a licenziamenti di massa. La distruzione delle centrali elettriche ha interrotto l’erogazione di servizi essenziali per circa 10 milioni di persone. Al popolo iraniano, alle sue donne così combattive, così desiderose di una sana normalità, non bastava un regime medievale e sanguinario: ci mancava pure il peggior presidente americano della storia. Per gli iraniani di questa generazione davvero una iattura. Una doppia iattura.



