Il Governo mente sull’immigrazione. E specula sulla paura.

di Francesco Di Lorenzi

Il copione del governo Meloni viene recitato praticamente a memoria da oramai molti mesi; ogni volta che attraversa una fase di difficoltà, tra referendum perso malamente, uscite agghiaccianti dei suoi ministri, bassa crescita economica, irrilevanza in ambito internazionale, l’Esecutivo butta la palla in corner, rispolverando la vecchia cara questione dell’immigrazione, con tutto il suo ampio e noto armamentario di complotti orditi dalle sinistre internazionali e dall’Unione europea. Il tema, come noi socialisti andiamo ripetendo da anni all’interno del centro-sinistra, è reale e la questione va affrontata seriamente, quello che però risulta veramente inaccettabile è la quantità di balle e di propaganda che la destra rispolvera sul tema ogni cinque minuti e, cosa ancora peggiore, che molti abbocchino ancora all’amo, per dirla con il maestro Battiato. Fortunatamente i numeri e poche elementari riflessioni possono rimettere facilmente le cose a posto, almeno tra quanti non sono totalmente accecati dal furore ideologico dei novelli qualunquisti al potere. L’Eurostat pochi giorni fa ha infatti certificato la situazione in questi termini: il numero di migranti che entrano nell’Ue è diminuito in maniera costante negli ultimi anni, passando dai 5,4 milioni del 2022 ai 4,5 del 2024, con un calo di quasi il 25% che continua fino ai nostri giorni. Nel 2025 diminuisce in maniera drastica anche il numero di richiedenti asilo, raggiungendo il livello più basso dal 2019. Ma non solo. Sono aumentati i rimpatri e le espulsioni, anche quelle effettive, che hanno coinvolto oltre 155mila migranti irregolari, il numero più alto dal 2020. Il commissario europeo agli Affari Interni e alla Migrazione, Magnus Brunner, ha dichiarato che “l’Unione è nella fase finale della più ampia riforma del sistema europeo di asilo e migrazione e che con questa riforma rafforziamo la protezione delle nostre frontiere esterne, introducendo il sistema di gestione delle frontiere più moderno al mondo: l’Entry/Exit system”. Non esattamente il progetto di apertura indiscriminata delle frontiere a discapito della povera Italia di cui ciarla il governo. I numeri, poi, ci dicono anche altro, ossia che ci sono Paesi che effettuano le espulsioni come la Germania, con quasi 30mila rimpatri, o la Francia o la Svezia ed altri come il Bel Paese che, a chiacchiere, sono primi nella giusta lotta all’immigrazione irregolare ma in tutte le classifiche sulle azioni concrete per affrontare il fenomeno restano fanalino di coda. E così scopriamo che anche i respingimenti alle frontiere sono aumentati in tutta l’Unione, con oltre 133mila dinieghi per mancanza di condizioni valide per il soggiorno, capeggiati dalla Polonia e dalla Francia e con l’Italia nuovamente nei bassi fondi della classifica. Insomma i dati certificano in maniera inequivocabile da un lato il totale fallimento del governo Meloni sulla questione e dall’altro che l’Europa è impegnata concretamente per regolamentare e gestire il gigantesco e complesso fenomeno delle migrazioni di massa dal sud al nord del mondo. Il nostro problema è che affrontiamo da anni un tema terribilmente concreto come arma di distrazione di massa e di incremento nei sondaggi nei momenti di maggiore difficoltà politica. Gli accordi bilaterali con i Paesi di provenienza, ossia la condizione fondamentale per far funzionare le espulsioni, si contano sulle dita di una mano; i centri per il rimpatrio in pieno abbandono su tutto il territorio nazionale a fronte dell’inutile operazione di facciata in Albania, il piano Mattei per l’Africa uno slogan utile e di appeal per qualche conferenza stampa auto prodotta ma privo di contenuti, di strategia, di piani operativi, la legge Bossi-Fini superata e scritta male e causa prima dei mancati rimpatri secondo le stesse forze dell’ordine. E se a questo aggiungiamo le panzane sulla remigrazione di tutti gli stranieri presenti sul nostro territorio come sostengono Futuro Nazionale e i suoi amici, ossia la possibile fondamentale stampella di un eventuale Meloni bis, capiamo bene con quale serietà si sia arrivati a trattare la questione, ipotizzando, come se nulla fosse, di rinunciare a circa il 10% della popolazione italiana in un periodo, tra l’altro, di bassissima crescita demografica. Una follia. Come i deliri contro i sindaci progressisti delle grandi città che non agirebbero secondo le direttive dell’Esecutivo, quando è noto che nelle grandi aree metropolitane la gestione dell’ordine pubblico è in mano al Prefetto, ossia al governo, e non di certo agli amministratori locali. Pertanto se Salvini e soci cercano i responsabili del degrado della stazione Termini di Roma o di qualsiasi altra grande città potrebbero organizzare una bella manifestazione di protesta sotto il ministero dell’interno, parteciperemmo volentieri. Tornando seri, noi socialisti saremo sicuramente in prima fila per garantire sicurezza ai nostri cittadini, decoro e dignità dei nostri meravigliosi centri urbani, offrendo accoglienza ed integrazione per chi rispetta le leggi e massima inflessibilità per chi delinque. Lo faremo, però, con la serietà e con l’umanità che contraddistingue la nostra storia, senza cedere mai alla demagogia e al razzismo di bassa lega di chi farebbe di tutto per raccattare qualche voto, speculando sulle paure e le giuste preoccupazioni della povera gente. A questo ignobile mercato sulla pelle e sul colore delle persone grideremo sempre il nostro deciso e fermo “No!”

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