Se il referendum diventa un palcoscenico per i famosi

di Nautilus

C’erano una volta i manifesti-appelli dei registi, attori, cantanti e intellettuali per il voto al Pci, anche Marco Pannella non scherzava ma lui i testimonial preferiva centellinarli e spenderli a fine campagna. Da qualche anno i famosi che tifano non se ne vedono più tanti attorno alla politica. E invece sono tornati in occasione del referendum. Ultimi due, Fausto Leali, Fiorella Mannoia. Lei attestata per il No, lui schierato con il Sì alla riforma perché, come ha detto al Giornale, vuole «cambiare le cose che non vanno» e il Secolo d’Italia, house organ del partito della presidente del Consiglio, lo ha osannato: «Una risposta da standing ovation, quasi come quella che gli ha tributato mercoledì notte la platea dell’Ariston». Anche altri concorrenti in gara a Sanremo hanno fatto capire come voteranno e finita la gara, è lecito attendersi nuove esternazioni. Dal mondo del calcio torna in campo. per il Si, l’ex bomber della nazionale Beppe Signori, tre volte capocannoniere del campionato di Serie A e reduce da una disavventura giudiziaria conclusasi con l’assoluzione. E si rivede, come si suol dire, vent’anni dopo, Nanni Moretti, che nei tempi si era tenuto lontano dalla politica. La sua dichiarazione di voto l’ha pubblicata su Instagram: «Al referendum voto No, cari saluti». Una dichiarazione autografa che allude ai manoscritti di grandi personalità: da Moretti un contributo originale, segnato da una civetteria tanto innocente quanto buffa. La campagna elettorale-referendaria è di gran lunga la più primitiva dal 1948 ad oggi. Il merito è bypassato costantemente e l’unica cosa che conta sono le viscere, le passioni primordiali. Gente abituata a far spettacolo se ne è accorta subito e si è messa a favore di telecamera e di riflettori. Gettando nella mischia opinioni personali rispettabilissime, le une e le altre, ma di questo micro-fenomeno (che proseguirà) è giusto cercare un senso. E si può immaginare che una politica così convintamente votata alle leggi dello spettacolo, non abbia lasciato insensibile chi quelle leggi le conosce e le pratica col necessario professionismo.

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