Quelle analogie tra Sanchez e Tangentopoli

di Bobo Craxi

Ne è valsa la pena in questi anni parlare della parabola politica vincente e convincente di Pedro Sanchez, del complesso slalom politico che lo ha condotto a guidare la Spagna per quasi otto anni ed il Partito Socialista Operaio Spagnolo per quasi dieci, risultati politici positivi che si sono assommati ad innegabili successi sul piano economico tanto da trasformare l’esperienza spagnola in un modello di riferimento per le sinistre socialiste e democratiche in Europa. Altrettanto vale la pena parlarne oggi che sta attraversando una bufera di carattere politico-giudiziario che ha fatto sovvenire a molti socialisti italiani l’adagio leopardiano “.. com’è simil il tuo costume al mio..” memori della “character assassination” che colpì negli anni novanta il Partito Socialista Italiano ed il suo leader. Analogie che perfidamente gli avversari politici sottolineano per augurare una simil sorte all’antico partito spagnolo, la prima forza del Paese con un consenso che supera in ogni caso il 30% associandola alla vicenda del Psi, vaso di coccio in mezzo ai vasi democristiani ed a quello che rappresentava la più grande forza europea del Comunismo Internazionale che aveva sede a Mosca. Gli scandali che stanno scuotendo il Psoe come in una corrida hanno avuto diverse fasi di preparazione in attesa di infilare il toro Pedro Sanchez. I picadores hanno infilzato per primo il segretario organizzativo del Psoe Abalos, finito in una trama di tangenti e donnine; poi hanno roteato attorno alla famiglia del premier in un crescendo scandalistico fondato sul reato oscuro delle cosiddette “influenze” che fanno necessariamente di una raccomandazione un traffico illecito. Dopo la presa di distanza del governo Sanchez dalla dottrina Trump, che lo voleva relegare dietro alla lavagna in quanto Paese “non allineato” ai suoi voleri e quel che peggio ai suoi doveri di contributore dell’alleanza atlantica, è cominciata un’offensiva politica culminata, guarda caso, con la rottura con Israele sulla questione di Gaza e con gli americani sulla vicenda venezuelana. I rapporti molto noti fra l’ex premier Zapatero e il vecchio governo Maduro sono finiti sotto la lente di ingrandimento dei giudici madrileni, sapientemente imboccati dal Dipartimento della Sicurezza Interna americana che ha, secondo la loro stessa ammissione, collaborato con la giustizia spagnola. Compensi fatturati sono diventati elementi di prova per un’opera di maxi riciclaggio internazionale, suggellata dal rinvenimento di preziosi nella casa dell’ex Primo Ministro che non risulteranno altro che essere quelli della moglie, artista. Un’opera mediatica assai sofisticata che ricorda le accuse di corruzione che, a cadavere caldo, venivano fatte nei confronti di Salvador Allende quando filmavano la sua modesta dimora trasformandola in una magione di lusso, piena di gioielli e contanti. Ma ne parleranno le aule giudiziarie. L’operazione di sputtanamento dei socialisti spagnoli ha raggiunto il suo obiettivo. In visita dal Papa, provato, Pedro Sanchez ha detto che non intende provocare elezioni anticipate perché il Paese ne avrebbe un danno ed oltretutto ritenendo di essere ancora in condizione di vincerle. I consiglieri Maga suggeriscono la mobilitazione permanente nella capitale per dare una spallata definitiva al governo, confidando in una finestra elettorale settembrina che il Re dovrebbe concedere. Dal punto di vista istituzionale, se regge l’alleanza con gli autonomisti baschi e catalani, l’alleanza fra PP e i neo-franchisti di Vox non ha i numeri per ribaltare la situazione sul piano democratico e parlamentare. Non si sa se ad una lunga campagna di diffamazione e delegittimazione il grande partito socialista spagnolo potrebbe resistere. Dalla sua caduta naturalmente potrebbe avviarsi un ciclo di vittorie per le destre nazionaliste in Europa ed una grave lesione all’inevitabile processo di integrazione. Che è esattamente l’obiettivo che la destra americana si era posta e che, rimosso l’ostacolo iberico, potrebbe ottenere. S’avanzi pure il dibattito sempiterno sul rapporto fra il potere e la corruzione; essa non può essere disgiunta dalle considerazioni politiche che sono necessarie, ed una forza politica socialista, democratica di impianto liberale che cade per far posto ad un blocco reazionario e neo-autoritario non è affatto una buona notizia.

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