L’Italia non può permettersi di dividersi

di Enzo Maraio

C’è un errore che il Paese non può permettersi di commettere: considerare le pre-intese sull’autonomia differenziata come una questione tecnica, riservata agli addetti ai lavori. Non è così. E’ una scelta profondamente politica, destinata a incidere sull’idea stessa di Italia. Non stiamo discutendo di un’ipotesi astratta. In questi giorni Camera e Senato hanno approvato le pre-intese per Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. E’ il primo tassello di un progetto che, se portato fino in fondo, rischia di trasformare la Repubblica in un Paese sempre più diviso. Per questo sarebbe un errore liquidare il tema come una disputa tra giuristi o un confronto tra Regioni. In gioco c’è il futuro dell’unità nazionale, il rapporto tra cittadini e istituzioni, la capacità dello Stato di garantire gli stessi diritti e le stesse opportunità da Nord a Sud. Le preoccupazioni non appartengono soltanto alle opposizioni. Sono state espresse dal mondo della Chiesa, dalle organizzazioni sindacali, dal mondo confindustriale. Quando sensibilità così diverse convergono sugli stessi rischi, la politica ha il dovere di fermarsi e ascoltare. Per questo il centrosinistra deve promuovere una grande mobilitazione politica, istituzionale e culturale. Il punto non è essere favorevoli o contrari all’autonomia. Il punto è impedire che una riforma si trasformi nel motore di una nuova stagione di diseguaglianze territoriali e di un progressivo indebolimento della coesione nazionale. Ma il voto di Camera e Senato apre anche un’altra questione politica. Le pre-intese sono state approvate dall’intera maggioranza di centrodestra. Non soltanto dalla Lega, che dell’autonomia differenziata ha fatto da sempre una delle proprie bandiere, ma anche da Fratelli d’Italia e Forza Italia. E’ una scelta che interpella tutta la coalizione di governo. La Lega è ‘ottusamente’ coerente con la propria storia. Più difficile comprendere la scelta di forze politiche che si presentano come partiti nazionali e che oggi finiscono per sostenere un progetto capace di accentuare le differenze territoriali invece di rafforzare l’unità del Paese. La domanda è semplice: quale idea di Italia ha il centrodestra? Quella di una Repubblica che tiene insieme territori diversi garantendo pari diritti ai cittadini o quella di un insieme di Regioni sempre più autonome, con livelli di servizi e opportunità destinati ad allontanarsi nel tempo? L’Italia ha bisogno di riforme. Ha bisogno di modernizzare lo Stato, semplificare le istituzioni e rendere più efficiente la pubblica amministrazione. Ma nessuna riforma può essere costruita mettendo in discussione la solidarietà nazionale. Quella che dovremo affrontare nelle prossime settimane, mesi, è una battaglia che riguarda il Mezzogiorno, ma soprattutto riguarda l’Italia. Perché quando si indebolisce l’unità nazionale non perde una parte del Paese. Perde l’intera Repubblica.

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