La politica non dà risposte al malessere del Paese

di Nino Oddo,Vicesegretario nazionale Psi

Le manifestazioni di protesta in corso in Italia vanno analizzate con attenzione, per evitare errori di valutazione e il rischio di fare di tutta l’erba un fascio. Da un lato, abbiamo assistito alle manifestazioni di piazza nel Nord Italia, soprattutto a Milano, sfociate in episodi di vandalismo estremo. Dall’altro, nel Sud e nelle isole, si sono svolte le proteste degli autotrasportatori, che hanno bloccato i rifornimenti alimentari e non solo. Le due questioni vanno distinte. Entrambe esprimono un malessere diffuso e, di fatto, una contestazione nei confronti del governo, che non dà risposte adeguate alle richieste dei manifestanti. Ma qui si fermano le affinità tra le due forme di protesta. Le prime sembrano risentire delle sollecitazioni provenienti dai social network e apparire strumentalizzate e alimentate da forze e interessi esterni, che, approfittando dei problemi reali che attanagliano l’Europa, fomentano le proteste di piazza con l’obiettivo di generare il caos. A Milano hanno colpito molto le risposte date dai ragazzi, soprattutto minorenni, fermati dalle forze dell’ordine. Alcuni non conoscevano neppure le ragioni delle manifestazioni ed erano stati convocati attraverso i social da organizzazioni nate con questo scopo. Gli autotrasportatori, invece, conoscono bene i problemi che li riguardano: dal caro gasolio al generale abbandono in cui le istituzioni sembrano aver lasciato un comparto fondamentale per l’economia. L’intera filiera, dall’agricoltura ai trasporti, sta attraversando una crisi economica drammatica. Eppure, il governo sembra non rendersene conto e gli interventi adottati si rivelano palliativi ormai insufficienti. Le manifestazioni nelle città, tuttavia, devono far riflettere. La repressione non è mai una soluzione. Esiste una condizione di incertezza sul futuro che le giovani generazioni avvertono con particolare intensità. Le garanzie sociali del welfare, a partire dalla scuola e dalla sanità, introdotte nel secolo scorso dalle socialdemocrazie europee, sono oggi a rischio. A tutto questo si aggiunge un’emergenza climatica che mette a repentaglio il futuro del pianeta. Di fronte a queste sfide, la politica non sembra essere in grado di fornire risposte soddisfacenti. Il rischio concreto è che, se questo malessere non viene incanalato all’interno delle istituzioni attraverso strumenti democratici, come il voto, possa trovare sfogo in forme di protesta sempre più violente e difficili da gestire per la società civile, in contrasto con i principi della cultura democratica occidentale.

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