I socialisti a difesa della dignità e della giustizia sociale

di Domenico Oliva

Molti giovani oggi si definiscono di sinistra. Molti si dichiarano antifascisti, tanti si sentono comunisti, tanti socialisti. Ma essere socialisti non significa soltanto opporsi alla destra tout court, usare certe parole d’ordine o condividere qualche slogan sui social. Significa appartenere a una tradizione politica precisa, che in Italia ha rappresentato per oltre un secolo la difesa del lavoro, della dignità umana, della pace, della giustizia sociale e della libertà. Il socialismo italiano è nato nelle fabbriche, nelle campagne, nelle lotte per salari più giusti, per il diritto allo studio, per la sanità pubblica, per pensioni dignitose, per l’emancipazione femminile e per i diritti civili. Senza il contributo dei socialisti, l’Italia non avrebbe avuto molte delle conquiste che oggi sembrano normali: ferie, tutela dei lavoratori, scuola di massa, divorzio, statuto dei lavoratori, servizio sanitario nazionale. I grandi socialisti del Novecento ci hanno lasciato idee diverse tra loro, ma unite da un filo comune: mettere al centro gli ultimi. Filippo Turati parlava di un socialismo concreto, fatto di riforme graduali e diritti sociali. Giacomo Matteotti ha insegnato che la libertà e la democrazia valgono più della vita stessa, pagando con il sangue la sua opposizione al fascismo. Pietro Nenni vedeva nella pace e nella giustizia sociale le due colonne della politica. Sandro Pertini incarnava un socialismo popolare, onesto, vicino alla gente comune. Ma il socialismo italiano non è stato soltanto lotta interna. È stato anche autonomia internazionale. In un mondo dominato dai grandi blocchi, molti leader socialisti italiani hanno cercato di costruire una politica estera indipendente, fondata sulla pace e sul rispetto del diritto internazionale. Anche Bettino Craxi, al di là dei giudizi sulla sua figura, rappresentò questa idea di autonomia nazionale. Durante la crisi di Sigonella del 1985 si oppose apertamente alle pressioni degli Stati Uniti, rivendicando il diritto dell’Italia a decidere sul proprio territorio e secondo le proprie leggi. Craxi non era antiamericano, ma riteneva che un alleato non dovesse essere un suddito. Pensava che l’Italia dovesse avere una propria voce nel Mediterraneo e nei rapporti internazionali, senza piegarsi automaticamente alle scelte degli Stati Uniti. Ed è forse proprio qui che il socialismo torna attuale. Oggi assistiamo a una guerra infinita in Ucraina, al rischio di un allargamento del conflitto in Iran, alla tragedia di Gaza, alle tensioni in Libano. Le sanzioni contro la Russia hanno colpito anche l’Europa, provocando aumento dei costi energetici, inflazione e difficoltà per famiglie e imprese. La guerra in Medio Oriente, tra Gaza, Libano e il rischio di un conflitto con Iran, aumenta l’incertezza dei mercati e fa crescere il prezzo del petrolio. In questo scenario simile, in cui la Ue è disorientata, la sinistra deve parlare il linguaggio della pace, della diplomazia, del dialogo tra i popoli. Deve rifiutare la logica secondo cui ogni crisi internazionale si risolve soltanto con le armi, con il riarmo e con l’obbedienza automatica alle grandi potenze. Il socialismo italiano ha sempre avuto una vocazione internazionalista, ma non servile. Ha sempre creduto nella solidarietà tra i popoli, ma anche nel diritto dei Paesi a scegliere la propria strada. Oggi, in un mondo sempre più attraversato da guerre, disuguaglianze e paura, riscoprire quei valori significa capire che la sinistra non può limitarsi a testimoniare. Deve tornare a proporre un modello diverso di società perché essere socialisti non significa vivere nel passato; significa portare nel presente l’idea che nessuno debba essere lasciato indietro, che il lavoro conti più della finanza, che la pace conti più degli interessi militari, che la dignità umana venga prima di tutto. Ai giovani va detto con chiarezza: non basta indignarsi, non basta scrivere un post o sventolare una bandiera. Bisogna studiare, capire, partecipare, costruire. Il socialismo italiano non è odio, non è violenza, non è intolleranza verso chi la pensa diversamente. È confronto, giustizia, solidarietà, difesa dei più deboli. Se davvero vogliamo cambiare il mondo, fatelo con le idee, con la cultura, con l’impegno quotidiano. Perché una società più giusta non nasce dalla rabbia, ma dalla coscienza.

 

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