AFD non è un problema solo tedesco

di Lorenzo Cinquepalmi

Alternative für Deutschland  nasce a febbraio 2013 con caratteristiche e basi ideologiche diverse dalle attuali; viene fondato come movimento politico euroscettico, contrario alle politiche del governo Merkel sostenuto dai democristiani di Cdu/Csu e dai liberali di Fdp, con le quali la Germania ha sostenuto e finanziato il commissariamento economico della Grecia, andata in default tra il 2009 e il 2010, approvando e contribuendo a costituire il fondo salva stati europeo in un contesto in cui la stessa Germania era il Paese più esposto verso il debito pubblico greco. Quando viene fondata, AfD è finanziata principalmente da August von Finck Jr., un banchiere tedesco residente in Svizzera con un patrimonio che sfiora i nove miliardi di euro, già finanziatore della Csu bavarese di Strauss, uno dei politici tedeschi più reazionari degli anni ‘80, e poi dei primi passi in politica, su posizioni antieuro, di Beatrix von Storch, oggi uno dei leader di AfD, erede diretta dei granduchi di Oldenburg e imparentata con le famiglie regnanti del nord Europa (o ex regnanti, come i Romanov russi). Nel 2015, in un congresso tenuto a Essen, la corrente razzista e xenofoba espelle i politici di formazione economica che ne avevano legittimato la nascita, Bernd Lucke e Alexander Gauland, e da allora il partito cresce soffiando sulle braci del malessere di una classe di mezzo che, nella parte ovest della Germania riunificata, vedeva sfumare il benessere di cui godeva, e, nella parte est, vedeva sparire il benessere che aveva sperato di raggiungere dopo il crollo della DDR. Con una tecnica ampiamente già sperimentata in Germania un secolo fa, una minoranza, gli immigrati, viene offerta al malcontento come bersaglio di sfogo di tutte le frustrazioni, per dare l’assalto al blocco politico di governo, rappresentato principalmente dalla Cdu/Csu, ma anche dall’Spd. Un blocco politico senza dubbio responsabile, dopo gli anni ‘80, di avere disperso l’immenso patrimonio di agiatezza e welfare fino ad allora costruito, e mostratosi incapace di gestire le evoluzioni della geopolitica internazionale e, all’interno, della riunificazione accelerata a suo tempo imposta da Kohl. Oggi Alternative für Deutschland ha capitalizzato abilmente il diffuso scontento e, da ultimo, la crisi dell’economia tedesca, arrivando a livelli elevati di consenso, mantenuto anche con ben più che ammiccamenti alle correnti sotterranee neonaziste che percorrono il Paese, e si propone di conquistare il potere, sostenuta da potenti sovvenzioni economiche che dovrebbero far capire molto bene quali pericoli concreti camminino dietro la sua avanzata. Oggi, i fondi di AfD provengono da una complessa rete fatta da grandi patrimoni tedeschi, fondi esteri russi e cinesi, con il supporto economico e ideologico della tecnodestra americana. Tra i tedeschi spiccano Theo Müller del colosso alimentare dei latticini Müller, particolarmente legato ad Alice Weidel. Restano della partita gli eredi di August von Finck, morto nel 2021. C’è l’austriaco Gerhard Dingler, al centro di un’indagine della magistratura tedesca del 2025 per una donazione elettorale ad AfD di circa 2,35 milioni di euro che si ipotizzano di provenienza russa e cinese, in cui è coinvolto anche l’eurodeputato Maximilian Krah. C’è poi il ruolo della nuova destra Usa: Elon Musk e ampi settori della destra statunitense hanno espresso pubblicamente un forte supporto ideologico nei confronti di AfD ed è credibile che il sostegno sia anche materiale. Anche perché la tecnodestra americana alimenta la visibilità della propaganda del partito su piattaforme social e network globali. Questo scenario iscrive saldamente il fenomeno AfD fuori dalla dinamica democratica, e non solo per il cinico uso del razzismo e del neonazismo, ma per l’evidente sua appartenenza all’offensiva internazionale contro l’Europa e il modello sociale europeo. L’asse Musk, Putin, AfD rappresenta uno dei principali strumenti del grande assalto predatorio all’Europa, che lascerà ancora più povere proprio quelle masse che lo stanno propiziando col loro dare sfogo a uno scontento in larga parte giustificato. È evidente la responsabilità delle forze politiche tradizionali, tedesche ed europee, ampiamente compromesse proprio con quella grande ricchezza internazionale nel cui seno è germinato e cresce il progetto di demolizione dell’Europa. Una responsabilità la cui evidenza si legge nel volto terreo di Merz, nei balbettii di von der Layen, e nel silenzio di molta della sinistra tradizionale europea. Non può bastare il cordone sanitario proclamato dal Partito Socialista Europeo, che cerca di portare le forze di centro e di sinistra a un’alleanza democratica che isoli ed escluda Alternative für Deutschland in Germania, il Rassemblement National (ex Front National) in Francia, e tanti nascenti partiti neo fascisti in giro per l’Europa, come Futuro Nazionale di Vannacci in Italia. Se le forze democratiche non sapranno creare le condizioni economiche e sociali per una ripresa del benessere e, soprattutto, della fiducia nel futuro dell’Europa democratica e sociale, nessun cordone sanitario, nessun fronte democratico, nessuna manovra di palazzo riuscirà a fermare l’onda nera. Serve un New Deal europeo, che convinca gli europei che nessuno sarà lasciato indietro, che nessuno sarà abbandonato alla ferocia, che l’Europa saprà tornare la patria del welfare, della libertà, dei diritti. La ricetta delle tre erre di Roosevelt è ancora attuale: Relief-soccorso: un aiuto immediato per i milioni di nuovi poveri e senza una casa sostenibile; Recovery-ripresa: il rilancio dell’economia, dell’industria e dell’agricoltura con un grande piano di investimenti europei finanziati con il debito comune; Reform-riforme: una profonda e generale modifica delle regole del sistema finanziario ed economico per evitare il saccheggio dei popoli da parte della tecnofinanza globale. Speranza, fiducia, solidarietà, giustizia sociale: senza un New Deal l’onda nera ci travolgerà.

Ti potrebbero interessare