di Stefano Amoroso
Rieccoci qua: finite le ferie, ovviamente per il 60% degli italiani che se le sono potute permettere, e tornati più o meno tutti al lavoro, allo studio e in generale alle nostre solite faccende, facciamo i conti con gli effetti di una delle estati più pazze della storia: tra clima impazzito, guerre, crisi energetica e scandali, infatti, quella che sta finendo è stata una stagione del tutto straordinaria. Ed i suoi effetti, soprattutto per quanto riguarda le guerre e l’inflazione, sono destinati a restare tra noi a lungo. Tre sono gli aspetti più inquietanti per l’Italia: quello geopolitico, con il “medio oceano”, che per gli esperti indica il Mediterraneo, che si chiude; quello energetico, con il rialzo continuo dei prezzi di gas e petrolio, e di conseguenza con l’inflazione che non accenna a diminuire; e quello climatico che mette a repentaglio la vita di bambini, anziani e fragili, e rischia di compromettere lo stesso benessere economico del Paese. In altre epoche storiche, e per molto meno, le istituzioni del Paese si sarebbero già mobilitate per dichiarare lo stato di emergenza e cercare soluzioni urgenti e straordinarie a problemi che sono complessi e molto gravi. Ma non nell’Italia di oggi, con il Governo Meloni. Infatti, in questa pazza estate, si è parlato molto di legge elettorale, un po’ di difesa ed armamenti e per il resto l’informazione di regime ha cercato di farci pensare ad altro: le belle spiagge italiane, purtroppo piene solo di temerari che hanno osato sfidare il caldo a 40 gradi ed i terribili raggi ultravioletti, le montagne sempre più calde anche in quota, e le città d’arte, sempre più vuote sotto il solleone. Gli unici provvedimenti presi dal Governo hanno riguardato dei temporanei ed inefficaci tagli alle accise ed una maggiore flessibilità per concedere il lavoro agile ai lavoratori, ma nessuna interruzione dei cantieri all’aperto e nessuna apertura alla cassa integrazione per ragioni climatiche, come richiesto a gran voce dai sindacati. Di fronte a questa manifesta incapacità di programmare il futuro, e davanti alla evidente carenza di idee e fantasia, mostrata dal Governo, viene da chiedersi a cosa sia valso aver raggiunto il record di Governo più longevo della storia della Repubblica italiana. Forse i nostri governanti avrebbero potuto almeno rivedere il “decreto bollette” dello scorso 18 febbraio (10 giorni prima dell’inizio della guerra tra Stati Uniti ed Israele contro l’Iran) che venne presentato con frasi che oggi suonano beffarde: “in vista di una tendenziale diminuzione del costo del gas nel medio periodo…”. E infatti, sei mesi e mezzo dopo, siamo di fronte a rialzi record. L’Italia ha un potenziale enorme in termini di produzione di energie rinnovabili: solare, eolico e geotermico potrebbero, da sole, generare tutta l’energia che ci serve. Con l’aggiunta di idroelettrico e bioenergie potremmo diventare esportatori netti di energia elettrica pulita e verde. E invece, affondiamo sempre più sotto il peso di bollette insostenibili che rischiano di ridurre per lungo tempo il potenziale di crescita delle famiglie, delle imprese e del Paese in generale. Cosa aspettano le opposizioni a chiedere la riunione degli Stati Generali dell’energia per mettere tutti, dagli esperti ai politici, dagli imprenditori ai banchieri, dai rappresentanti dei consumatori ai sindacati dei lavoratori, attorno ad un tavolo, a ragionare di cosa si debba fare, ora e non tra venti o trent’anni, per il futuro del Paese? E, se la maggioranza continua a non far nulla ed a parlare solo di inutili leggi elettorali, sia l’opposizione a dare l’esempio ed a dedicare incontri, riunioni e convegni al tema energetico, che insieme a quello bellico ed all’inflazione (figlia di entrambi ed a sua volta causa di ulteriori problemi) è il grande tema di questo tempo. Questo sarebbe molto più comprensibile, per gli italiani, invece che dedicare tempo ed energie solo alle primarie del centrosinistra. La storia non sarà tenera con chi, pur avendone il potere e la responsabilità, non ha fatto nulla per evitare il disastro che ci attende. Almeno provateci: chiediamo troppo?



