di Lorenzo Cinquepalmi
In Germania si sono svegliati con la prospettiva di dover portare indietro il calendario della storia al 1933-1934, a un tempo in cui un partito xenofobo e razzista, nemico della diversità e della libertà, ha cancellato la democrazia e con essa un numero impronunciabile di esistenze. La Francia rischia di risvegliarsi con lo spirito di Vichy che, all’ennesimo tentativo, vince lo scontro col fronte repubblicano e rompe il tabù del neo-fascismo al governo. In Italia abbiamo il sonno pesante e, nonostante veniamo da quattro anni di governo neo missino, con la seconda carica dello Stato che sbandiera il suo passato da picchiatore e i suoi busti di Mussolini, sembriamo non aver capito che in Europa tira nuovamente la brutta aria di cento anni fa. E in ossequio al proverbio secondo cui il sonno della ragione genera mostri, il letargo italico ha partorito Vannacci, che ha incarnato e scatenato senza freni il potenziale antilibertario di Fratelli d’Italia. La lezione francese, quella che i tedeschi stentano a comprendere (incredibile, visto il loro passato), ha tradizionalmente chiamato tutte le forze antifasciste, dalla destra gaullista alla sinistra, a farsi barriera contro l’assalto neo vichysta al vertice dello Stato. E se in Germania il Brandmauer sembra più un dato formale che sostanziale, in Francia il fronte repubblicano in passato ha funzionato, e bene. Oggi però lo scenario mostra caratteri assai più preoccupanti: a un’estrema destra sempre più forte sembra corrispondere una maggiore debolezza degli schieramenti antifascisti. In Italia la nascita di un partito ancora più a destra di Fratelli d’Italia, che comunque ha sempre nel simbolo la fiamma del Movimento Sociale di Almirante, ha innescato delle reazioni nell’area conservatrice liberale di Forza Italia, che pure è al governo con Meloni e i suoi post-post fascisti. Marina Berlusconi, che in quanto figlia del fondatore rappresenta sostanzialmente, ancorché non formalmente, l’eredità morale di quell’esperienza politica, ha avuto parole chiare sul punto, dal disgusto alla feccia. E, da ultimo, anche un’autocritica su scelte sbagliate del recente passato. E in effetti, la compartecipazione di una forza liberale di centro, iscritta al Partito Popolare Europeo, al governo di destra dei post missini, ha senza dubbio creato il brodo di coltura da cui nasce il fenomeno dell’ultradestra italiana. Il tema politico ineludibile, pertanto, oggi è questo: tracciato in astratto il crinale tra chi esclude in assoluto qualsiasi collaborazione con l’ultradestra reazionaria e razzista, e chi non la esclude, in concreto, chi sta di qua e chi sta di là? È possibile in Italia, la nazione del CLN, un Front Républicain? È possibile, in una politica che pare disertata da valori e principi ma governata solo da interessi e ambizioni individuali, far convergere forze politicamente eterogenee sul rifiuto degli scopi di Futuro Nazionale? Eppure la questione è centrale, perché la reazione all’ondata dell’ultradestra in Europa non può essere rimandata a un tempo in cui la fascinazione del suo messaggio semplice e brutale abbia conquistato larghe fasce di elettori delusi dalla vaghezza delle proposte e dalla modestia dei risultati delle forze democratiche. Si tratta quindi di due piani: il primo, con un orizzonte più ravvicinato, che comprende l’impegno dei partiti che credono integralmente nei principi della costituzione, a costituire un cordone di difesa di quei principi, aggrediti con l’emulazione del Mein Kampf scritta dal capo di Futuro Nazionale. Il secondo, di più ampio respiro, che veda realizzarsi, attraverso la ricostruzione qualitativa della politica, un risorgimento della vita sociale degli italiani, del senso di comunità. Si apre, in Italia, un autunno importante per il futuro del Paese: se riuscissero a prevalere il senso di responsabilità e l’altruismo necessari per affrancarsi dalla logica dei veti, così da valorizzare il tessuto democratico che è comune alla maggior parte delle forze politiche, si inaugurerebbe una stagione promettente di difesa del nostro modello di libertà e di pluralismo, per la ripresa del progresso materiale e morale di tutte le comunità che, insieme, costituiscono l’Italia. In fondo, oggi come duecento anni fa, gli italiani sono percossi e derisi quando lasciano prevalere gli interessi particolari che creano divisioni nella loro comunità. Esser popolo, essere uniti è il presupposto per generare fiducia, per alimentare passione, per crescere. In queste ore, a Campobasso, alla Festa dell’Avanti! sfilano, si sfiorano, si incontrano, si parlano, molti dei dirigenti delle forze politiche italiane che si oppongono alle destre, di governo o di nuovo conio. Quanto più forte sarà la volontà di aggregarsi tra loro che essi sapranno esprimere, tanto più difficile sarà che un nuovo fascismo possa affermarsi in Italia e in Europa. Il nostro domani nasce oggi, qui e ora.



