Siena, la nostalgia per il nazifascismo non può essere declassata a bravata

di Alfredo Ardanese, Segretario provinciale Psi Siena

I fatti emersi dall’indagine della Digos e della Procura per i minorenni in provincia di Siena, che vedono tredici giovanissimi indagati per detenzione di armi, apologia del nazifascismo, odio razziale e pedopornografia, destano profonda preoccupazione e impongono una riflessione politica che vada ben oltre la cronaca giudiziaria. Come socialisti, nel ringraziare le forze dell’ordine e la Magistratura per aver sventato una deriva potenzialmente pericolosa, avvertiamo il dovere di declinare una risposta che sia radicalmente democratica, antifascista e sociale. La nostalgia per il nazifascismo, l’istigazione all’odio etnico non possono mai essere declassati a semplici bravate adolescenziali. L’antifascismo è la matrice della nostra Repubblica e il pilastro della convivenza civile. Vedere dei minorenni che si lasciano affascinare da simboli e ideologie che hanno insanguinato il Novecento è una ferita aperta. Per troppi anni, anche in Italia, il dibattito politico ha visto una polarizzazione di posizioni teso a discriminare invece che a trovare dialogo, a dividere anziché abbattere le diversità e costruire nuove comunità. Partiti politici in Italia come in altre parti d’Europa hanno fatto fortuna e ottenuto consensi fomentando queste narrazioni tossiche. La risposta culturale della politica deve essere netta, nessuna tolleranza per i tentativi di riabilitazione o sdoganamento del fascismo. Ciò che allarma maggiormente è il cortocircuito tra il mondo virtuale delle chat d’odio e il possesso reale di armi. Questo fenomeno ci dice che siamo di fronte a un profondo senso di isolamento e a una crisi di valori che colpisce la generazione più giovane, spesso lasciata sola davanti agli schermi e preda di algoritmi di radicalizzazione. Quando i ragazzi cercano un senso di appartenenza nell’estremismo violento, significa che i tradizionali canali di socializzazione hanno fallito. La destra risponderà invocando esclusivamente la galera e la tolleranza zero. Da sempre, i socialisti in Italia, in Europa e nel mondo, contrastano queste tendenze, combattono il razzismo in ogni sua forma, in favore di società più aperte e giuste. Il che non significa preferire il caos alla sicurezza, il disordine alla legalità. Da socialisti sappiamo che la sola risposta repressiva, per quanto necessaria sul piano penale, è politicamente fallimentare se non rimuove le cause del disagio. L’Italia sconta un progressivo smantellamento dei servizi: mancano spazi di aggregazione, gratuiti e sani, la scuola pubblica è stata impoverita, il supporto psicologico per gli adolescenti è un lusso per pochi. Chiediamo un grande piano d’azione territoriale: Scuola aperta e attiva. Trasformare le scuole in presidi sociali, aperti anche il pomeriggio per attività culturali e sociali. Finanziare centri di aggregazione giovanile e potenziare l’assistenza psicologica scolastica e territoriale. Promuovere percorsi di educazione civica e storica contro ogni forma di discriminazione. Siena e le sue terre sono culle di civiltà, democrazia e solidarietà. Ma non sono immuni a quel che accade nel mondo rispetto alla diffusione di propagande costruite ad arte per dividere le persone, soprattutto i più deboli, creare condizioni ostili verso i diversi, gli altri, in base al colore della pelle e alle appartenenze religiose. Tematiche che credevamo sepolte definitivamente dalla storia, relegate agli angoli più bui delle nostre società, oggi sono di estrema attualità. Questo episodio, per quanto ci auguriamo isolato, non definisce la nostra gioventù, ma deve suonare come l’ultimo campanello d’allarme per la politica. Dobbiamo sottrarre i nostri ragazzi alla rassegnazione, lo smarrimento e la depressione difronte all’assenza di punti di riferimento. Restituendo loro una speranza nel futuro e una comunità in cui riconoscersi.

Ti potrebbero interessare