Serve una nuova primavera socialista a tutta la sinistra

di Francesco Valerio

C’è una tendenza, dentro la sinistra italiana, che negli ultimi anni ha smesso di essere una semplice fase: un’abitudine all’irrilevanza. Ci si è adagiati nell’esistere, nell’occupare uno spazio, rinunciando all’ambizione più naturale per chi fa politica: guidare, orientare, incidere. È una deriva che riguarda l’intero campo progressista e che, se non affrontata con lucidità, rischia di contagiare anche noi socialisti. Non c’è peggior malattia, per un partito nato per trasformare il mondo, che la rassegnazione a guardarlo scorrere. Eppure, mentre in Italia si ragiona in termini di sopravvivenza, in Europa il socialismo ha ricominciato a fare ciò per cui è nato: governare e trasformare. Sánchez in Spagna dimostra che una politica sociale solida, con una visione riformista coerente, può restituire stabilità a un Paese. A Parigi, Grégoire conferma che il socialismo può essere una forza credibile di governo. In Portogallo, l’elezione di Seguro ribadisce una verità dimenticata: quando è riconoscibile, il socialismo incontra fiducia. Non si tratta di evocare modelli lontani. Si tratta di comprendere una dinamica essenziale: il socialismo torna quando torna utile. Ed è qui che si annida il problema italiano. Troppo spesso la sinistra non è più percepita come una forza capace di migliorare la vita delle persone. Appare ripiegata su un dibattito autoreferenziale, incline a privilegiare battaglie simboliche rispetto alle questioni materiali. Incapace di rappresentare il lavoro, i ceti medi impoveriti e i giovani tra precarietà e sfiducia. In questo vuoto si apre uno spazio politico. E i vuoti, in politica, non restano mai tali: o li riempi, o li subisci. In questo spazio il Psi ha iniziato a muoversi. I segnali di crescita ci sono, ma sarebbe un errore considerarli un punto d’arrivo. Senza una direzione chiara, anche la crescita diventa irrilevante. Serve una vera Primavera Socialista: non uno slogan, ma una nuova fase, capace di tenere insieme entusiasmo e proposta, visione e concretezza. Una primavera come ritorno alla funzione originaria: essere un laboratorio politico capace di elaborare soluzioni credibili, rappresentando lavoratori, ceti medi e nuove generazioni. Non un partito di testimonianza, ma una forza che si prepari a governare. Non è il momento di rompere, ma di proporre con più forza. Perché chi propone con chiarezza, alla fine, guida. Proporre significa tornare alle questioni che contano. Lavoro e precariato restano il primo terreno: non è accettabile che un’intera generazione viva nell’instabilità. Istruzione: una riforma profonda per cittadini consapevoli e una democrazia solida. Sanità pubblica come diritto universale, non variabile di bilancio. La casa, perché riguarda la sicurezza sociale di milioni di persone. E sui giovani: smettere di evocarli retoricamente e trattarli per ciò che sono veramente: il motore del Paese. Primavera Socialista significa anche una svolta nel linguaggio: meno narrazione, più responsabilità. La credibilità si ricostruisce tornando a essere seri nei contenuti e riconoscibili nelle posizioni. Dentro questo orizzonte, Genova ha un valore simbolico e politico. Qui il socialismo è nato, ma la storia, da sola, non basta. Una tradizione che non diventa iniziativa è memoria. E la memoria non costruisce futuro. Il Psi genovese attraversa una fase complessa, ma proprio per questo può diventare il punto da cui ripartire: se torniamo a fare politica – presenza, organizzazione, conflitto, proposta – Genova può tornare a essere una guida. Non per ciò che è stata, ma per ciò che può rappresentare. La Lanterna smette di essere un’immagine retorica e diventa una linea politica: non una luce da osservare, ma da riaccendere. La Primavera Socialista non è inevitabile. Non arriverà per inerzia né per nostalgia. È una scelta che impone coraggio, direzione e responsabilità. E le scelte, in politica, hanno una conseguenza: dividono chi è pronto a farle da chi preferisce rimandarle. Noi socialisti, oggi, dobbiamo decidere da che parte stare.

Ti potrebbero interessare

CIAO EMMA

di Giada Fazzalari Dal capolavoro che fu “Una questione privata” di Beppe Fenoglio emergeva che

Leggi tutto »