di Enzo Maraio
La politica, in una democrazia matura, non dovrebbe inseguire la cronaca. Non dovrebbe farsi dettare l’agenda dalle emozioni del momento, né trasformare ogni fatto di sangue in una bandiera, in una battaglia per il consenso. La cronaca vive di immediatezza, di reazioni istintive. La politica, invece, dovrebbe avere un tempo diverso: più lento, ragionato, più riflessivo, più responsabile. Quando abdica a questa funzione e si appiattisce sull’onda emotiva del giorno, smette di guidare e comincia a rincorrere. Il limite di questi anni. Il caso della sparatoria nel boschetto di Rogoredo, a Milano, in cui l’agente di polizia Carmelo Cinturrino ha ucciso il ventottenne Abderrahim Mansouri durante un’operazione antidroga, e che oggi vede il poliziotto indagato per omicidio volontario, merita una particolare riflessione. In un primo momento, la vicenda era stata ‘costruita’ come un episodio di legittima difesa in un contesto segnato dallo spaccio e dal degrado. Alcuni esponenti della destra avevano rapidamente individuato un simbolo: l’agente come emblema di uno Stato che reagisce e che va difeso senza esitazioni. La cronaca, ancora incompleta, è stata letta per vetta, inserita dentro una narrazione già definita. Poi le indagini hanno iniziato a restituire un quadro più complesso, mettendo in discussione la versione iniziale dei fatti. E quel simbolo si è incrinato. Il sostegno politico si è fatto più prudente, fino quasi a dissolversi. L’investitura emotiva si è trasformata in imbarazzo. È il rischio di una politica costruita sull’istante. Quando si reagisce prima di conoscere, si finisce per esporsi alla volatilità dei fatti. Le emozioni collettive, paura, indignazione, solidarietà, sono potenti ma instabili. Se la linea politica si fonda su di esse, sarà instabile anch’essa. La prudenza non è debolezza. È rispetto per lo Stato di diritto e per la separazione dei poteri. Per la politica ed i fatti. Significa riconoscere che l’accertamento dei fatti spetta alla magistratura, non ai comunicati stampa. Il caso Rogoredo non è soltanto una vicenda giudiziaria. E’ anche una lezione sul rapporto tra politica e cronaca. Quando la prima insegue la seconda, può ottenere consenso immediato. Ma rischia di perdere autorevolezza. E in una democrazia, l’autorevolezza è un capitale più prezioso dell’applauso del momento.



