La campagna Anm contro la separazione delle carriere

di Lorenzo Cinquepalmi

L’Associazione Nazionale Magistrati è un sodalizio privato che si assegna un ruolo istituzionale non previsto da Costituzione o leggi. Sta investendo un sacco di soldi in una campagna mediatica per il no, criticata da una parte gli stessi magistrati, come il Gruppo 101, apertamente contrario all’impiego di risorse comuni per sostenere una posizione a cui sono contrari. Ma gli schierati tirano dritto: han già speso 500mila euro e sono pronti ad arrivare al milione per convincere gli elettori che il governo vuole mettere i magistrati alla catena. Quello che al vertice Anm non va giù è che la riforma toglie ai Pubblici Ministeri il voto sulle carriere di quei giudici che, nelle aule di tribunale, devono confermare o rigettare le loro richieste: di arresto, di condanna, di sequestro. I giudici non possono fare dichiarazioni pubbliche che diventerebbero anticipazioni di giudizio, mentre i Pm, almeno quelli rampanti che finiscono nei posti più ambiti, sono sui giornali e in televisione a ogni piè sospinto. Siccome fa notizia la condanna, e non l’assoluzione; l’ordine di arresto, e non il suo rifiuto, è facile capire che un Pm preferisca un giudice che condanna a uno che assolve, uno che arresta a uno garantista. Una riforma che li mette in un Csm solo per loro, privati dell’influenza sulle carriere dei giudici, e per di più prevede che i Csm si compongano per sorteggio, e non correntiziamente, è vista dai Pm come il fumo negli occhi. Che questa sia soprattutto una battaglia di Pm emerge con chiarezza guardando chi sono i componenti del vertice dell’Anm più impegnati nella battaglia fatta coi soldi anche dei favorevoli alla riforma. In prima fila il capo: Cesare Parodi, Magistratura Indipendente, Presidente Anm. A seguire, Claudio Galoppi, segretario della corrente di Magistratura Indipendente, prima Pm a Milano, poi fuori ruolo perché nella segreteria del Csm, da cui rientra in ruolo come giudice a Milano. Poi Stefano Celli, Magistratura Democratica, vicesegretario Anm, di mestiere Pm a Rimini. Ancora: Rocco Maruotti, corrente Area Dg, segretario Anm, Pm a Rieti. Basta e avanza per sostenere che quella contro la separazione delle carriere è una battaglia dei Pm che, a pensar male (che si fa peccato, ma…) parrebbe a difesa del loro dominio sulla giustizia. E invece, noi vogliamo l’indipendenza dei giudici, prima di tutto dai pubblici ministeri, oltre che dalla politica.

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