di Redazione
La mobilitazione di Avanti Psi ha attraversato l’Italia. Dal Sud al Centro, da Napoli a Roma, fino alle città del Nord, le piazze socialiste hanno segnato una presenza diffusa che va oltre il dato numerico della raccolta firme e racconta il tentativo di ricostruire un radicamento politico e territoriale. Ottantamila le firme raggiunte tra sottoscrizioni online, iniziative di agosto e mobilitazione del 5 settembre, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a centomila in occasione della Festa nazionale dell’Avanti! di Campobasso. È un risultato che dice una cosa semplice: i socialisti ci sono, hanno idee e sono tornati tra le persone” ha spiegato il segretario nazionale Enzo Maraio. Tre le battaglie al centro della mobilitazione: giovani, Piano Casa e riduzione della pressione fiscale sulle partite Iva. Maraio ha indicato anche il significato politico dell’iniziativa: “Non abbiamo paura delle firme necessarie per presentarsi alle elezioni politiche, non abbiamo paura delle preferenze, che anzi servono a premiare chi lavora e si impegna davvero nei territori. E non abbiamo paura dei sondaggisti distratti”. Da qui anche l’invito alla grande stampa nazionale a guardare con maggiore attenzione “a quello che sta accadendo nei territori, al fermento nuovo che si muove”. Se la partecipazione è stata nazionale, uno dei segnali più interessanti è arrivato proprio dal Nord. Una parte del Paese nella quale la storia socialista ha avuto radici profonde e dove Avanti Psi prova oggi a ricostruire organizzazione e presenza. A sottolinearlo è stato Marco Strada, tesoriere nazionale del partito e impegnato nel lavoro organizzativo nelle regioni settentrionali: “Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Liguria hanno dimostrato che esiste uno spazio importante per ricostruire una presenza socialista forte e organizzata”. Da Milano a Bologna, da Brescia a Ferrara, da Bergamo a Vicenza, fino a Genova e La Spezia. In Piemonte la mobilitazione ha interessato, tra le altre, Pinerolo, Novara e Acqui Terme. In Emilia-Romagna sono state raccolte circa mille firme tra piazze e adesioni online, con Bologna e Ferrara particolarmente attive. “È una piccola rivincita del Nord socialista” ha osservato Strada. Ma il punto, precisa, non è la nostalgia: “Quando torniamo tra le persone con battaglie concrete su giovani, casa e lavoro autonomo troviamo ascolto e partecipazione”. È probabilmente questa la chiave politica della mobilitazione. Non la ricerca di un ritorno al passato, ma il tentativo di verificare se esista ancora, nel Paese reale, uno spazio per una proposta socialista concreta, riformista e popolare. Le piazze dicono che quello spazio può esserci. E il Nord, proprio dove ricostruire appariva più difficile, offre uno dei segnali più significativi. “La strada è ancora lunga – ha concluso Strada – ma il segnale arrivato dalle piazze è chiaro: anche al Nord i socialisti ci sono e possono tornare protagonisti”. È la stessa direzione indicata da Maraio: mettere questa presenza a disposizione del centrosinistra e contribuire alla costruzione di “un’area riformista, civica, modernizzatrice”. Le firme, dunque, come punto di partenza. La vera sfida viene dopo: trasformare una mobilitazione che ha attraversato l’Italia in organizzazione, consenso e rappresentanza politica.



