di Fabio Martini
Diventò presto «l’indimenticabile 1956», perché quell’anno fu davvero uno spartiacque, uno di quei momenti della storia nei quali milioni di persone cambiano la propria percezione del mondo. La scossa venne dall’invasione sovietica dell’Ungheria nell’autunno del 1956. Sfidando comode rendite di posizione e con una robusta dose di anti-conformismo, la Cgil di Di Vittorio, il Psi di Nenni e tanti intellettuali comunisti marcarono una distanza che pareva senza ritorno dall’imperialismo comunista. Il Pci si chiuse a riccio, rilanciando la scomunica dettata da Mosca: gli insorti ungheresi erano controrivoluzionari. Ma la sorpresa è che attorno al Pci franò tutto: il segretario generale della Cgil Giuseppe Di Vittorio sottoscrisse una dichiarazione nella quale si sosteneva che i fatti d’Ungheria «segnano la condanna storica e definitiva dei metodi antidemocratici di governo». Tre dirigenti socialisti – Giacomo Brodolini, Oreste Lizzadri e Piero Boni – gli avevano sottoposto quel testo e Di Vittorio aveva detto: «Va bene». Uno strappo formidabile. Ma in quelle settimane si ruppe anche il monolite degli intellettuali vicini al Pci: da Italo Calvino a Paolo Spriano, da Alberto Caracciolo a Mario Tronti, da Alberto Asor Rosa a Elio Petri, da Natalino Sapegno a Piero Melograni, da Renzo De Felice a Lucio Colletti. Il Psi di Nenni si separò dal Pci e avviò il percorso dell’autonomia. Nel 2026, ricorrerà il settantesimo anniversario dell’invasione sovietica in Ungheria, ma l’aggressione all’Ucraina è molto peggio: è diventata una sanguinaria carneficina. I discendenti degli anti-conformisti di allora sono perfettamente allineati nell’agnosticismo: la Cgil, iper-attiva su tutti i fronti, non si è mai emozionata per la resistenza ucraina; i Cinque Stelle – il partito più a “sinistra” – di fatto è posizionato per il disarmo; non si scorgono intellettuali di sinistra in prima linea contro l’imperialismo putiniano. Alla fine si fa una scoperta: c’era più coraggio negli anni rigidissimi della guerra fredda che negli anni della liquidità permanente.



