Un nuovo internazionalismo socialista

di Francesco Di Lorenzi

Tra i tanti vecchi arnesi della politica del Novecento, quella fatta di partecipazione democratica, di sezioni, di partiti di massa, di ideologie e di tutte quelle cose che sembrano, anche solo a pronunciarle, appartenere ad ere geologiche di un passato lontano, ce n’è uno che rimane di strettissima attualità anche, e soprattutto, in tempi come questi dove l’egoismo, la violenza e gli interessi economici di antichi e nuovi imperialismi seppelliscono quel che rimane del diritto internazionale e in cui i singoli stati perdono velocemente importanti quote di sovranità in favore di strutture politiche più ampie, di natura continentale. Si tratta del vecchio e caro internazionalismo socialista, la fonte di buona politica, di crescita culturale, di amicizia e fratellanza sovranazionale a cui per decenni si sono abbeverati, in ogni angolo del mondo, militanti, dirigenti e segretari dei principali partiti progressisti e di cui si avverte, ancora oggi, un tremendo bisogno. Pensiamo per un attimo a quante gravi crisi internazionali e a quanti intoppi nella nascente e sempre litigiosa Europa si sono risolte con una telefonata tra “compagni” di un Craxi, di un Mitterand, di un Gonzalez o di un Papandreu; politici che oltre a rappresentare, legittimamente, i rispettivi interessi nazionali, condividevano anche una visione, un’idea di società e degli ideali comuni e questo permetteva, frequentemente, di superare ed aggirare gli egoismi di questo o quel Paese. Raccontava il nostro direttore Ugo Intini di aver assistito personalmente, durante la grave crisi del Libano del 1983, ad una telefonata rovente, fatta di insulti irripetibili, tra Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio, e Jumblatt, capo delle milizie druse, che avevano cominciato a bombardare a colpi di mortaio le postazioni dei nostri bersaglieri schierati in quella zona. Dopo una serie di frasi non propriamente diplomatiche, urlate al telefono dandosi del “tu” in francese, l’attacco terminò all’istante. Erano stati per anni compagni all’interno dell’internazionale giovanile socialista e si capirono al volo, risolvendo il pericoloso incidente con una piccola sfuriata. Il 1989 per l’Europa e, da noi, l’ulteriore tsunami del 1992 travolsero tutto, comprese le reti di solidarietà, fratellanza ed amicizia che erano state faticosamente costruite in decenni di impegno e di lavoro politico. Oggi, tuttavia, occorre riprendere con forza e determinazione quel cammino perché mai come in questo delicato momento c’è bisogno dell’impegno e di un nuovo protagonismo del socialismo internazionale, lungo le fondamentali tre direttrici che hanno sempre guidato la sua azione: pace senza se e senza ma, cooperazione internazionale, rispetto della sovranità e dell’indipendenza dei popoli. L’Internazionale Socialista rappresenta tuttora oltre centocinquanta partiti e movimenti a livello mondiale ed il partito del socialismo europeo, con i suoi oltre trenta membri, resta il secondo gruppo dell’europarlamento, abbiamo insomma ancora la forza per incidere e per contare, ma occorre recuperare, oltre ai numeri, anche lo spirito che ha animato per decenni l’internazionalismo socialista, riprendendo a ragionare in termini di partiti fratelli che cooperano concretamente per non abbandonare il mondo alla barbarie dei nuovi nazionalismi. Per questo crediamo sia assolutamente necessario tornare ad alzare lo sguardo dalle quotidiane, e spesso ridicole, beghe di casa nostra, riscoprendo il fascino di una parola che appartiene al dna della nostra storia e che è quanto mai attuale ed indispensabile anche nella costruzione di quegli Stati Uniti d’Europa che non dobbiamo smettere di sognare. Siamo inoltre convinti che la rinascita di una forte ed autonoma presenza socialista nel nostro Paese passi, inevitabilmente, anche dal confronto, dall’esempio e dalla contaminazione politica e culturale con quei partiti che rappresentano ancora forze vitali ed indispensabili all’interno delle loro nazioni e che da questa relazione proficua il sol dell’avvenire del socialismo democratico possa tornare a sorgere e ad illuminare il buio di questi tempi così difficili. Il bullismo trumpiano e la sua postura da sceriffo del mondo, così come le barbare violenze guerrafondaie ed i genocidi di un Putin o di un Netanyahu, dureranno il tempo di una presidenza, forse anche meno, mentre i nostri ideali di pace, giustizia sociale e libertà non smetteranno mai di rappresentare una concreta speranza di liberazione per i lavoratori ed i popoli di tutto il mondo.

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