di Nautilus
Il magistrato che indaga sulla morte violenta di Federica Torzullo, la donna di Anguillara uccisa e nascosta dal marito, ha disposto che non fosse diffuso il testo della lettera con la quale i due genitori dell’uomo hanno spiegato le ragioni per le quali si sono a loro volta tolti la vita. Un riserbo opportuno, quello imposto dal magistrato, che avrà probabilmente ragioni legate alle indagini ma che comunque contribuisce a salvaguardare quel che resta di quella famiglia e del loro onore. Ci sarà tempo e modo per conoscere il testo, ma una cosa sola si sa già: tra le ragioni che hanno spinto i due a farla finita, c’è anche l’intrusione dei media, vecchi e nuovi. Oramai è come se ci fossimo assuefatti al peggiore voyeurismo nell’intrometterci nelle tragedie altrui. I Tg, a cominciare da quelli della Rai, sono infarciti di storie di tragedie, sangue, omicidi recenti e antichi. Una sbornia oscena. Oramai tutto fa notizia, anche storie minori che un tempo faticavano a trovare spazio nei giornali locali. Veramente penosa la caccia al singhiozzo della madre che ha perso un figlio, come se testimoniare quel dolore straziante fosse informazione e non invece spettacolo, spettacolo del dolore. Altrui. La molla sono gli ascolti e la scommessa sul voyeurismo come traino. Ma non c’è solo quello. C’è anche una scommessa politica. La cronaca nera e il dolore nel passato sono stati occultati. Mussolini faceva pervenire alle redazioni dei giornali le “veline” per occultare, o ridimensionare drasticamente, quel tipo di notizie perché voleva restituire la sensazione di un Paese pacificato, nel quale non accadevano più fatti di sangue, si potevano lasciare le porte aperte. Oggi il ragionamento del governo è opposto: si vuole avvalorare l’idea che il crimine continui a scorrazzare e che servano leggi più severe. Come quelle proposte via via dal governo e contrastate dalla sinistra, brutta e cattiva. Per diffondere questo messaggio ansiogeno le nostre reti televisive si sono gradualmente trasformate e in qualsiasi ora si accendono i televisori, troveremo criminologi, avvocati, parenti, amici pronti a sproloquiare su disgrazie che quasi sempre meriterebbero un amorevole riserbo.



