SULLA VIA DI DAMASCO

di Giada Fazzalari

La campagna comunicativa del fronte del no si fa di giorno in giorno più aggressiva e, se si vuole, più sgangherata: sempre più lontana dal merito e sempre più incentrata su ragioni ideologiche. Politicizzando lo scontro. Un errore che, inizialmente, tutte le forze politiche avevano dichiarato di non voler fare, smentendosi appena iniziata la campagna nel vivo. Il Partito Democratico è arrivato a pubblicare la fotografia di un raduno fascista, con decine di uomini in camicia nera col braccio teso, sostenendo, in sostanza, che chi vota sì è fascista. Si tratta di un sillogismo per noi inaccettabile, come è facile capire. Che respingiamo con tutta la nostra forza. Ma il punto vero, e vale per tanti soggetti, partiti, organizzazioni, singoli individui, è un altro: tanti di questi soggetti avevano tradizionalmente un orientamento dichiarato diametralmente opposto a quello che oggi esprimono pubblicamente. Per restare all’esempio del PD, la sua posizione rispetto alla separazione delle carriere era tradizionalmente favorevole; per accorgersene, basta cercare online il programma 2018 e 2022, e le dichiarazioni pubbliche dell’attuale responsabile giustizia. La via su cui il PD è rimasto folgorato non è quella di Damasco, ma soprattutto a scagliare la folgore non è stato certamente il Padreterno. I cambi di posizione sono stati così tanti e così simultanei, ma soprattutto così maldestramente giustificati, da suscitare legittimi interrogativi sulla mano che ha scagliato la folgore. C’entra forse quella guerra dei trent’anni su cui non è mai calata la tregua? Perchè chi oggi guida il fronte del no, ovvero l’Associazione Nazionale Magistrati, o meglio, i pubblici ministeri al suo vertice, si propongono in assoluta continuità con quel mondo di cui in tanti abbiamo la percezione da decenni, ma che è di dominio pubblico dopo l’affaire Palamara. Un mondo in cui la funzione giudiziaria è inquinata da interessi e aspettative che con la dea cieca, imparziale e con la bilancia in mano, non ha niente a che vedere. A farne le spese sono tutti quei magistrati autorevoli, capaci, retti, che lavorano senza il bisogno del clamore dello spettacolo: almeno il 90% di essi. Perchè se ancora la giustizia funziona come ha raccontato in recenti interviste il dott. Paladino (che, per chi non lo ricorda, era un magistrato di Mani Pulite), e vale ancora la regola non scritta per cui chi non si allinea è morto, allora si spiega perché tanti che ieri dicevano bianco, improvvisamente oggi dicono nero, e lo fanno adducendo motivazioni prive di senso, come quella di chi, come Boato o Bettini, afferma di essere favorevole alla separazione delle carriere ma di votare no “per opporsi al governo di destra”. Come tanti hanno sottolineato, e questo giornale per primo, il governo di destra si sconfigge vincendo le elezioni politiche, non affossando una riforma giusta e di libertà.

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