Socialisti in prima linea per un’Italia più moderna e più giusta

di Francesco Di Lorenzi

Sappiamo bene come l’entusiasmo e la passione della comunità politica socialista siano contagiose ed in grado di suscitare nuovi slanci, di rinsaldare orgoglio e spirito di appartenenza per una storia che non conosce tramonto e che preannuncia sempre nuove albe; lo percepiamo distintamente proprio in queste settimane, con i sorprendenti risultati delle liste “Avanti” in Campania, Puglia e Veneto, che hanno rappresentato per tanti compagni e compagne una salutare boccata d’ossigeno e di aria fresca dopo mesi di dubbi, incertezze e perplessità. Conosciamo troppo bene, tuttavia, anche molti dei vizi antichi della sinistra, che hanno contagiato fin dalle origini larga parte del mondo progressista, socialisti in primis, accompagnandoci lungo i decenni della nostra storia: scissionismo, frazionismo, massimalismo, autoreferenzialità, sono solo alcuni dei mali ereditari che hanno pesato come macigni sulla concreta possibilità di governo delle forze più rappresentative del movimento operaio italiano. Tra i tanti errori che hanno pervaso il nostro mondo ce n’è uno particolarmente insidioso e che continua a ripresentarsi, ciclicamente, in ogni stagione politica, ed è quello dell’infatuazione per questo o quel modello politico. Un tempo avveniva per massimi sistemi e così si passava, a seconda delle diverse aree di appartenenza, dall’amore per quello sovietico all’adesione incondizionata per la novità cinese, dall’originalità seduttiva del sistema jugoslavo all’esaltazione di quello cubano, dalla passione per le socialdemocrazie scandinave all’adesione entusiastica per i fronti popolari, tra decine di sfumature oggi assolutamente impensabili. Con la caduta del muro e la crisi delle ideologie ci si è limitati ad esaltare modelli politici meno esterofili e più prosaici che duravano, solitamente, il tempo di una tornata elettorale o della stagione del leader di turno; così è passata la cotta di medio periodo per l’Ulivo, quella più breve e avara di soddisfazioni dell’Unione, quella per un partito democratico a vocazione maggioritaria nell’epoca della leadership renziana, quella per l’asse giallo-rosso nella veloce parentesi dei governi cinque stelle-pd, fino all’attuale campo largo, nel tentativo di rendere contendibili le elezioni politiche del 2027. Questa fissazione per i modelli ha in comune un solo punto fondamentale, quello di valere solo quando le cose vanno bene dal punto di vista elettorale e di essere messi immediatamente in discussione alla prima sconfitta o battuta d’arresto. In altre parole, pensare di riproporre formule o sistemi politici che hanno conosciuto una stagione di successo è sempre stata una pessima idea e denota chiaramente come la sinistra abbia smarrito per strada, negli ultimi trent’anni, la capacità di analizzare a fondo i cambiamenti epocali che hanno investito la totalità delle società occidentali e del mondo del lavoro in particolare. Noi crediamo nella sfida lanciata dalle liste Avanti-Psi esattamente per le motivazioni opposte. Perché non si tratta di un modello da copia e incolla o di un’alchimia di corto respiro, bensì di un progetto politico non legato alle esigenze elettorali di oggi ma orientato alla seria definizione di un nuovo riformismo radicale e costruito su due pilastri fondamentali, totalmente indipendenti dalle contingenze del momento. In primis quello di dare finalmente forma e sostanza ad un percorso politico in cui il Psi, il più antico e glorioso partito della sinistra italiana, abbia un ruolo decisivo, visibile, centrale, con tutto il peso culturale e valoriale della sua grande ed impareggiabile tradizione. In secondo luogo per aggregare un’area più vasta che metta in sinergia il socialismo democratico con le principali culture politiche riformiste della storia repubblicana, come l’area cattolico-democratica, liberale e radicale e che la renda punto di riferimento per le tante realtà civiche e associative che operano quotidianamente sui territori e che, spesso, rappresentano concretamente quel socialismo municipale di turatiana memoria mai così attuale e necessario. Il percorso sarà lungo e accidentato e, probabilmente, non riusciremo a replicare ovunque il successo della Campania ma crediamo che la strada sia ben tracciata. La storia, l’identità e i valori del socialismo italiano hanno bisogno in egual misura sia del partito che li rappresenti, ed in questo senso il ruolo del “nostro” Psi continuerà ad essere insostituibile, sia del contenitore più ampio che ci consenta di affrontare le grandi sfide della modernità in maniera adeguata e in grado di rilanciare con maggiore forza le grandi battaglie per la giustizia sociale, i diritti, la democrazia e la pace che rappresentano l’unico argine possibile al dilagare dei populismi, dei nuovi autoritarismi e di un ipercapitalismo fuori controllo che mostra, ogni giorno, il suo volto guerrafondaio e ferocemente antipopolare. Pietro Nenni nel 1979 ci esortava con forza a “rinnovarsi o perire”. Lo faremo con tutto il rispetto che dobbiamo al nostro passato ma con lo sguardo sempre “Avanti”, perché come ripeteva il nostro Ugo Intini “i socialisti hanno il cuore nell’ottocento e le idee nel duemila”.

 

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