di Francesco Di Lorenzi
La collaborazione tra socialisti e cattolici ha radici molto profonde e ha contribuito a scrivere pagine fondamentali della nostra storia nazionale. La comune origine umanista, l’attenzione verso gli ultimi, il focus sulla dignità di ogni singolo essere umano, la base popolare delle due culture politiche, hanno consentito, nella prassi, la nascita di un riformismo originale, pragmatico, orientato agli interessi generali del Paese, capace di superare divisioni, contrapposizioni ideologiche e di fare sintesi. Dalle timide convergenze dei governi Giolitti, con le comuni battaglie a favore del suffragio universale maschile del 1912, della municipalizzazione dei servizi pubblici, della statalizzazione delle ferrovie, dell’ampliamento dell’Inail e delle prime politiche organiche a favore del Mezzogiorno, fino alla collaborazione diretta dei governi di centro-sinistra degli anni sessanta, con l’asse Nenni-Moro e le tante riforme di sistema di quella fortunata stagione, dalla nazionalizzazione dell’energia elettrica alla scuola media unica, dallo statuto dei lavoratori degli anni settanta, realizzato grazie allo straordinario lavoro dei socialisti Brodolini e Giugni prima e del cattolico Donat-Cattin poi, alla nascita del servizio sanitario nazionale, alla riforma delle Regioni e alle tante battaglie condivise, combattute dalle forze che, senza il rischio di cadere in retorica, hanno davvero fatto dell’Italia un Paese più grande, più giusto e più libero. Tangentopoli, con la sua furia distruttrice, ha tentato di eliminare con violenza le più antiche culture politiche di questa nazione ma le loro radici profonde, radicate nella storia e nel sentire degli italiani, non hanno consentito una cancellazione definitiva. E così mentre i socialisti iniziavano la loro lunga e dolorosa traversata nel deserto, la Chiesa cattolica, pur priva del suo naturale riferimento politico, ha continuato a rappresentare una delle poche ed isolate voci critiche dell’ultimo trentennio, catalizzando attenzioni e plausi che vanno ben al di là del tradizionale bacino di consenso del popolo dei fedeli, e rappresentando da un punto di vista altro ed alto rispetto all’omologazione delle culture e delle posizioni politiche causate dalla fine delle ideologie e dalla globalizzazione. Forti e coraggiose sono state le voci dei Pontefici contro ogni guerra ed aggressione neo imperialista; forti e coraggiose nel denunciare le ingiustizie intollerabili prodotte dal nuovo verbo ultra liberista e dall’idolatria del mercato. Spesso soli nel mettere in guardia il pianeta dai rischi sociali ed ambientali di un consumismo esasperato e senza prospettive e nel prendere le difese degli “scarti” di questa falsa società dell’opulenza, che mette ai margini milioni di persone, senza pietà alcuna, dagli immigrati ai carcerati, dagli abitanti delle periferie del mondo a quelli delle periferie esistenziali. Oggi non solo in Italia, dove con il progetto Avanti Psi i socialisti tornano centrali nel panorama politico riformista, ma ovunque nel mondo, la collaborazione tra cattolici e forze progressiste diventa l’asset fondamentale per combattere la deriva neo feudale delle nuove destre e per immaginare un altro ordine mondiale, costruito sulla pace, la cooperazione internazionale ed i diritti umani. In questo senso l’ultima enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica humanitas” rappresenta davvero una pietra miliare per costruire una nuova e feconda collaborazione tra cattolici e socialisti e per elaborare l’alternativa all’oscurantismo sovranista. Un documento che affronta di petto la fondamentale questione del rapporto tra istituzioni pubbliche ed Intelligenza Artificiale, il tema centrale da cui dipende in concreto la vita ed il futuro delle nostre società nei prossimi anni, anzi da adesso, perché il futuro è già presente. Ma sentiamo il Pontefice: “Ora tocca a noi assumere con lucidità e responsabilità le sfide del nostro tempo. È necessario adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico […] un tempo erano soprattutto gli stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente privato, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune”. E ancora: “Non possiamo limitarci a invocare la moralizzazione della macchina, il cosiddetto allineamento dell’IA a valori umani, senza avere il coraggio di porre un’ulteriore condizione: la possibilità di discutere il codice etico da usare, sottoponendolo a criteri di giustizia sociale condivisa. Altrimenti chi controlla l’IA imporrà la propria visione morale, che diventerà l’infrastruttura invisibile dei sistemi. Non serve un’IA più morale, se questa morale è decisa da pochi. Serve una politica più presente, capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere gli spazi in cui le comunità possono ancora partecipare e interrogarsi”. Questa è la grande sfida del nostro tempo ed il ruolo dei cattolici e dei socialisti sarà decisivo per allontanare gli spettri inquietanti di una tecnocrazia autoritaria e per costruire, dal basso, una società aperta al progresso ma basata su reale democrazia, partecipazione e condivisione. Una società orientata al bene comune, alla cura del pianeta, dove siano i popoli a determinare liberamente scelte ed indirizzi e non un algoritmo in mano al Musk di turno.



