Sì per cambiare una giustizia malata

di Bobo Craxi

I socialisti hanno affrontato questa campagna referendaria offrendo solidi argomenti di merito dinanzi ad un frastuono di voci che hanno generato un dibattito inquinato, che ha finito per dissolversi nella polemica politica quotidiana. Il Comitato promosso dal Partito nelle sue decine di iniziative pubbliche, ha offerto l’occasione di raccontare con il concorso dei professionisti del settore della Giustizia, le ragioni della nostra approvazione a questo disegno di riforma che discende dal codice di procedura penale rinnovato nel 1989 non a caso da un socialista, Giuliano Vassalli, nella cui Legge la Separazione delle Carriere era implicita. A differenza degli avvelenatori del Fatto, noi non pensiamo che il nuovo Codice ed ancor di più l’art 111 della Costituzione, ove si scolpisce il “Giusto Processo”, siano una “boiata”. Difensori a singhiozzo della Costituzione, tifosi acritici dello strapotere del Csm in materia di nomine e di provvedimenti disciplinari, prefiche del venturo assoggettamento della magistratura alla politica, hanno condotto una campagna scatenata ed a tratti dissennata indirettamente parallela a quella condotta da settori della maggioranza di governo, assolutamente decentrata per toni ed argomenti utilizzati per sostenere le ragioni del Sì. Su un solo punto sostenitori del Sì e del No hanno convenuto: la giustizia italiana è malata, ha bisogno di profondi cambiamenti ed i pur timidi tentativi di riforma sono già di per sé stessi una ragione per continuare a discuterne, per continuare a cambiare. Noi che siamo coerenti, forza di opposizione a questo governo, non abbiamo esitato a contribuire politicamente ad un determinato Sì con il coraggio della ragione, forti delle nostre convinzioni e saldi nella nostra coerenza. Si è aperto un fronte largo di sinistra laica e riformista al sostegno di politiche che offrono maggiori garanzie ai nostri cittadini; l’arroccamento attorno al conservatorismo di posizioni sovente oltre le righe di settori della magistratura non potevano non aprire dei solchi e delle fratture all’interno della stessa opposizione. Si è manifestata una sinistra ragionevole e garantista opposta ad un’altra ottusa e conservatrice che ha agitato argomenti falsi e pretestuosi, che è cresciuta nel tempo contando progressive adesioni. Significativa perché unisce esperienza antica ed approccio realistico quella di Arturo Parisi, che assieme ad altre personalità significative della sinistra della seconda repubblica ha contribuito al ragionevole Sì: “Vado a votare dimenticando con troppa fatica le polemiche che ci hanno fin qui accompagnati, guardando innanzitutto al merito del quesito che sta scritto sulla scheda. Pensando alla autonoma forza della norma nel presente e scommettendo sulla forza autonoma della sua vita futura nel contesto dell’ordinamento costituzionale…”. Anche per questa ragione bisognerà contribuire nel futuro prossimo ad assumere le ragioni di un dialogo nel vasto mondo degli operatori della giustizia per governare i processi di cambiamento che dobbiamo affrontare assieme, con maturità democratica, rimuovendo le asperità della campagna referendaria. Questo è il compito che si sono dati i socialisti, per una prospettiva laica e riformista nel governo della Giustizia Italiana. Un No tattico che tradisca orientamenti ultra decennali sarebbe stato un atto di incoerenza da parte dei socialisti, sempre in prima fila nelle battaglie per la giustizia rinnovata e mai nelle retrovie alla difesa di nuovi reazionarismi che vogliono mantenere un vecchio e logorato potere. Una pilatesca “libertà di voto” avrebbe rappresentato una diserzione politica dalla cultura garantista che ha contraddistinto decenni di battaglie politiche per l’affermazione di una giustizia giusta, moderna ed europea.

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