Schlein vs Meloni, il derby permanente della politica italiana

di Andrea Follini

Tutti noi ricordiamo i Flintstones, i cartoni animati nati negli anni Sessanta negli States. E la famosa frase di Fred: “Wilma, dammi la clava!” Ad evocare lo “strumento” giovedì scorso alla Camera ci ha pensato la leader del Partito Democratico, chiedendo a Giorgia Meloni di posarla, in riferimento alla necessità di escludete, anche se lo chiedessero gli alleati americani, l’autorizzazione all’utilizzo delle basi militari italiane per sostenere gli attacchi Usa all’Iran, sulla scorta della chiarezza con la quale il premier spagnolo Pedro Sancez ha espresso tale preclusione. Chissà se il riferimento della segretaria è stato proprio quello dei cartoons sulla preistoria, ma di certo questo episodio ha messo in risalto, ancora una volta, la dialettica tra le due oppositrici. Nella politica italiana mancherebbe solo il Var. Non per controllare i fuorigioco, ma per rivedere al rallentatore l’ennesimo scambio di battute tra Elly Schlein e Giorgia Meloni. Ormai il confronto tra la segretaria del Partito Democratico e la presidente del Consiglio sembra un derby settimanale: non sempre decisivo per il campionato politico, ma quasi sempre rumoroso. Le due leader rappresentano universi ideologici opposti e non fanno nulla per nasconderlo. Da una parte Meloni, stile combattivo e retorica da comizio, dall’altra Schlein, tono più tecnico ma non meno affilato quando si tratta di colpire l’avversaria. Il risultato è un ping-pong politico che, seduta dopo seduta in Parlamento o intervista dopo intervista, arricchisce il già vasto repertorio di frecciate della politica nazionale. Il copione è quasi sempre lo stesso. Schlein attacca il governo su salari, sanità o diritti sociali; Meloni risponde accusando l’opposizione di vivere in un universo parallelo. La segretaria dem replica parlando di “propaganda”, mentre la premier ribatte evocando “lezioni di sinistra che gli italiani hanno già bocciato”. Il pubblico, nel frattempo, oscilla tra il divertito e l’esausto, come davanti a una serie televisiva di cui conosce già la trama ma continua a guardare per vedere come andrà a finire. C’è poi la questione dello stile. Meloni è una comunicatrice istintiva, capace di trasformare una risposta parlamentare in un piccolo monologo politico. Schlein, invece, preferisce il registro argomentativo, con dati e riferimenti programmatici. Ma anche lei, quando serve, non rinuncia alla battuta. Il risultato è una dinamica quasi teatrale: la premier attacca frontalmente, la leader dem replica con un misto di ironia e indignazione. Applausi dai rispettivi banchi, mormorii dall’altra parte dell’emiciclo. Gli osservatori più cinici sostengono che questo duello permanente convenga a entrambe. A Meloni perché consolida il ruolo di leader forte del governo; a Schlein perché le permette di incarnare un’opposizione chiara e riconoscibile. In altre parole, lo scontro è anche una forma di simbiosi politica: più si criticano, più si rafforzano come protagoniste della scena. Naturalmente non mancano i momenti di tensione autentica. Su temi come economia, immigrazione o diritti civili le distanze sono profonde e difficilmente conciliabili. Ma è proprio questa distanza a rendere ogni confronto potenzialmente esplosivo. Basta una frase un po’ più tagliente del solito, ed ecco che il dibattito politico diventa immediatamente virale sui social. E così, tra conferenze stampa, question time e talk show, il confronto tra Schlein e Meloni continua ad alimentare la cronaca politica. Un duello che alterna sostanza e spettacolo, strategia e battuta pronta. In fondo la politica italiana ha sempre avuto una certa vocazione teatrale. Oggi, semplicemente, ha trovato due nuove protagoniste che sanno stare perfettamente sul palco. E il pubblico? Come sempre diviso. C’è chi applaude, chi fischia e chi, davanti all’ennesimo botta e risposta, sospira: “Va bene il dibattito… ma magari ogni tanto anche una tregua non sarebbe male, concentrandoci preferibilmente sui contenuti”. Oggi si presenta una nuova occasione per spostare sulla concretezza delle azioni la discussione: il mondo è talmente in sconquasso che una linea univoca in politica estera non farebbe certo male. “Noi siamo disponibili come sempre”, dice Schlein; “Da me un appello sincero e loro mi insultano”, chiosa Meloni. Le premesse non sono il massimo, ma di fronte alla guerra, almeno, il sipario della tragicommedia potrebbe calare.

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