di Enzo Maraio
Ci sono momenti nei quali la politica non può rifugiarsi dietro formule diplomatiche, dichiarazioni prudenti o silenzi imbarazzati. Quello che si è visto nelle ultime ore è semplicemente indecente. Le immagini provenienti dalla vicenda della Flotilla, i comportamenti assunti dal ministro israeliano Ben-Gvir, il clima di intimidazione e di disprezzo verso attivisti e civili impongono parole nette e una posizione chiara da parte dell’Italia e dell’Europa. Per questo Giorgia Meloni e Antonio Tajani devono dire con chiarezza che Benjamin Netanyahu e Ben-Gvir, destinatari di procedure e valutazioni della giustizia internazionale, nel nostro Paese sarebbero arrestati nel rispetto del diritto internazionale. Non è una provocazione politica. E’ il fondamento dello Stato di diritto. E’ il principio secondo cui nessuno può considerarsi al di sopra della legge. Il loro tatticismo è irritante. Netanyahu e Ben-Gvir stanno diventando nemici del diritto internazionale, dei diritti del popolo palestinese e stanno contribuendo ad alimentare una deriva che mina la stessa democrazia israeliana. Confondere la legittima difesa di Israele con politiche di sopraffazione, con la negazione dei diritti umani o con l’idea dell’impunità permanente significa fare un danno profondo anche al popolo israeliano e alla sua tradizione democratica. Gli attivisti della Flotilla devono essere immediatamente liberati. E l’Italia deve assumere una posizione coerente con quei valori democratici e umanitari che richiama in ogni consesso internazionale salvo poi piegarli alle convenienze geopolitiche del momento. Continuare con ambiguità diplomatiche o con prese di distanza solo formali significa indebolire il ruolo dell’Europa e alimentare l’idea pericolosa che esistano leader immuni dalle regole comuni. Ma il diritto internazionale non può valere solo per alcuni. Se perde universalità, perde credibilità. E quando il diritto perde forza, avanzano la violenza, il cinismo e la legge del più forte. Difendere il diritto internazionale oggi significa difendere insieme i diritti del popolo palestinese, la sicurezza del popolo israeliano e ogni prospettiva concreta di pace. Non esiste pace senza giustizia. Non esiste sicurezza senza rispetto della dignità umana. L’Italia ha il dovere di scegliere da che parte stare: dalla parte del diritto, della libertà e della responsabilità internazionale. Il resto sarebbe soltanto complicità nel silenzio, calcolo politico.



