Qualità e rispetto: il nostro sport quanto è diverso da certa politica

di Nautilus

L’Italia, come è noto, ha vinto la terza Coppa Davis, mandando in campo le riserve, dopo che i titolari, esauriti da una stagione estenuante, avevano passato la mano. Ma le riserve sono riuscite a farcela perché sono espressione di un movimento profondo, esteso, venuto su grazie ad un “sistema” di professionisti, di conoscenze masse a frutto, seguendo un mantra elementare: faccio di tutto, pur di migliorarmi. Ma non basta: tentare di vincere è il mantra fisiologico dello sport, ma se non si vince, è comunque importante partecipare con onore. Non c’è bisogno di scomodare il barone De Coubertin per constatare che i nostri campioni, quando perdono, sanno anche perdere. Sinner, Musetti, Berrettini sono anche campioni di sportività, un esempio eccellente per tanti giovani, anche non appassionati di tennis. Quando aveva battuto qualche colpo a vuoto, Sinner non se l’è presa col destino cinico e baro e neppure con qualche “favore” goduto dal rivale, ma ha ripetuto che avrebbe dovuto migliorarsi. Nel campionato di Serie A di calcio è in corso un fenomeno al quale non ha fatto caso ancora nessuno e tuttavia molto rilevante: la classifica è cortissima. La distanza tra quarta e quart’ultima è di pochi punti, il Como ha più punti della Juventus e una delle colonne del calcio nazionale, la Fiorentina, è ultima. Che vuol dire? Che la qualità media si è elevata moltissimo, i piccoli si sono attrezzati. Affidandosi a tecnici evoluti, a manager che sanno arare bene il mercato. Anche nel calcio che non è grande, si organizza per diventarlo. Le stesse riflessioni non si possono fare per la nostra politica. Ovviamente guai a generalizzare, come dimostrano negli ultimi tempi i successi di quelle forze che, facendo i conti con la propria realtà, hanno saputo organizzare un’offerta e hanno ottenuto successi, come accaduto anche nelle recenti elezioni Regionali. Ma lo stesso non si può dire per le forze più grandi che cercano il consenso con le invettive, con argomenti semplicistici, con scarso professionismo politico. E soprattutto nel più assoluto disprezzo per gli avversari. Senza quel rispetto che i nostri migliori atleti dimostrano senza ostentazioni in ogni occasione. Una lezione “politica” degli sportivi che attende di far scuola nella politica.

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