di Stefano Amoroso
Lo scambio di denaro in auto tra l’imprenditore Maurizio Terra (presunto corruttore) ed il primario di nefrologia dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma, il dott. Roberto Palumbo (presunto corrotto), scoperto pochi giorni fa dalla Guardia di Finanza di Roma, è solo l’ultimo di una serie di episodi strani ed inquietanti che ruotano intorno al mondo della sanità italiana. Ferma restando la presunzione di innocenza che vale per tutti, fino a prova contraria, almeno fino a che non vengano emesse eventuali sentenze di condanna, il malessere è diffuso. In base a quanto certifica l’Istat, sulla base dei dati emergenti da un questionario somministrato ad un campione selezionato di cittadini, suddivisi per genere, età, livello d’istruzione e provenienza regionale, in modo da coprire in maniera il più possibile uniforme tutta l’Italia, risulta che 5,8 milioni di italiani, pari al 9,9% della popolazione residente, avrebbe rinunciato a curarsi nel 2024. Secondo l’Istituto nazionale di Statistica, dunque, quasi un italiano su dieci non si cura più, sia per le distanze da compiere per curarsi, ma anche e soprattutto per le carenze ed il costo delle cure. In realtà le cose stanno in maniera un po’ diversa: l’Agenas (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali), a maggio di quest’anno, con un rapporto apposito ha certificato delle forti differenze territoriali nelle reti oncologiche regionali. Lo stesso succede con le reti tempo-dipendenti sempre di fonte Agenas, per quanto riguarda il trattamento urgente di pazienti con infarto grave o attacco ischemico acuto. Anche il rapporto sulla mobilità intra ed extra regionale per curarsi mostra una mobilità degli italiani sempre maggiore, soprattutto dal Sud al Nord. È un fenomeno crescente che sta creando problemi anche nelle Regioni di maggior destinazione, come l’Emilia-Romagna. Quindi forse non è corretto concludere, sulla base di una semplice analisi a campione, che gl’italiani stanno smettendo di curarsi. Certo è che, però, lo fanno con sempre maggior fatica ed a costi sempre maggiori, specialmente se anziani, malati cronici e residenti nelle Regioni del Sud. Il caso delle liste d’attesa regionali, forse manipolate, come sembra suggerire un’inchiesta approfondita di Report compiuta tra diverse Regioni del Nord, Centro e Sud, ed il dato sull’aumento della spesa per curarsi privatamente (salito a 41,3 miliardi di euro nel 2024, record di sempre), confermano che sta succedendo qualcosa di assai grave nel settore. Il record di spesa per la sanità (oltre 185 miliardi di euro nel 2024, costituiti per il 74% da spesa pubblica) e la forte insofferenza degli italiani testimoniano che il settore è sotto stress e la tendenza è al peggioramento. I dati sulla spesa, che non spiegano tutto ma sono una componente importante di questa situazione, ci danno delle indicazioni molto utili: dal 2022 ad oggi sono stati tagliati molti miliardi di spesa sanitaria, che è arrivata a pesare poco più del 6% (6,04% per la precisione) del Pil, molto al di sotto della media sia UE che Ocse. Nonostante i recenti aumenti alla spesa, da quando è in carica il governo Meloni mancano comunque all’appello 27 miliardi di spesa. Curiosamente, si tratta quasi della stessa cifra di cui è cresciuta la spesa sanitaria privata. Se a questo aggiungiamo i salari stagnanti e le minori possibilità di detrarre le spese (che poi è un modo subdolo di aumentare le tasse), che caratterizza questo Governo e l’operato di Giorgetti, ecco che il quadro è chiaro: nel caos della sanità regionalizzata italiana, mentre si continuano a mantenere doppioni inutili e ad alimentare clientele politiche, gli italiani girano come mosche impazzite pur di curarsi, spendendo molto e detraendo sempre meno dai loro magri redditi. La conclusione, quasi inevitabile, è che i malati vengono dirottati sempre più spesso verso il Pronto Soccorso, che diventa così una specie di lazzaretto dell’età contemporanea. Al punto tale che, per decongestionarlo, nella ricca Lombardia c’è chi ha ipotizzato di mettere un ticket al pagamento. Se ciò venisse fatto, oltre a compiere un atto altamente ingiusto e probabilmente incostituzionale, si certificherebbe l’avvenuta trasformazione della sanità pubblica italiana da un diritto fondamentale ad una giungla: se hai i soldi e le conoscenze giuste hai la possibilità di salvarti, altrimenti soffri, ti curi con più fatica, e magari muori: è il darwinismo della carta di credito e delle parentele forti. Si curi chi può.



