di Lorenzo Cinquepalmi
Crediamo che l’Ing. Mauro Moretti sia un Uomo. Crediamo che quella di Viareggio, con 32 morti, sia stata una tragedia immane, alla quale, tuttavia, abbiano concorso molte circostanze riferibili a organizzazioni e soggetti diversi, con un pesante contributo di imponderabile. Crediamo anche che il potere concreto di controllo e di prevenzione effettivamente esercitabile dal capo di una di quelle organizzazioni, separato dall’incidente da almeno una decina di livelli gestionali e societari, sia concretamente nullo. Lo credeva anche Moretti, al punto da rifiutare la comoda via di uscita della prescrizione, rinunciarvi e continuare il processo, proprio per riaffermare il suo essere Uomo e il suo sentirsi estraneo alle cause di quella tragedia. Così, un cittadino di 72 anni, forse il miglior manager industriale che le ferrovie e la manifattura dello Stato, quella della difesa, del volo, dello spazio, abbiano avuto, ha bussato alla porta di un carcere per restarci cinque anni, nonostante il Codice penale italiano preveda che chi ha più di 70 anni sconti la pena in detenzione domiciliare se, come Moretti, non ha commesso reati per cui essa è vietata. L’ultimo servizio che Moretti ha voluto rendere allo Stato che tanto a lungo e tanto onorevolmente ha servito, è quello di testimoniare con questa ultima sua esperienza la cecità di un sistema autoreferenziale e kafkiano, in cui la verità e la logica sono secondarie al giustizialismo, al colpevole a ogni costo, al feticcio della difesa della decisione giudiziaria. Moretti mostra a tutti noi che paga un prezzo ingiusto, a cui poteva agevolmente sottrarsi, per testimoniare che il sistema non funziona. Noi vediamo un uomo, che è stato prezioso per la nazione a cui ha dato molto, e che a troppi mediocri ha fatto comodo emarginare, dimostrare che nel paese dei furbi, del “tengo famiglia”, del “fanno tutti così” c’è qualcuno che crede ancora così tanto nel valore della comunità da sacrificarle se stesso anche quando la comunità sbaglia. Come si dice con una frase rituale e di comodo: le sentenze si rispettano. Moretti sta rispettando la sua. Noi rivendichiamo la libertà di criticarla e considerarla ingiusta: non perché la morte di 32 persone non debba avere un colpevole, ma perché quel colpevole non poteva essere Mauro Moretti.



