Medicina, dal mito dell’abolizione al caos annunciato

di Enzo Maraio

Mesi fa il governo annunciava con enfasi lo stop ai test di ingresso per Medicina. Una scelta presentata come una svolta storica, accolta da un clima di festa e da un racconto semplicistico: “via il numero chiuso”, “più opportunità”, “fine dell’ingiustizia”. In pochi, pochissimi, si presero la responsabilità di andare oltre gli slogan. Noi socialisti fummo tra i primi a manifestare preoccupazione. Non per difendere il vecchio sistema, che aveva evidenti limiti, ma perché cambiare non significa improvvisare. In un dibattito dominato dall’applauso facile, segnalammo un rischio chiaro: senza una riforma strutturata, senza regole certe, senza una vera organizzazione dell’accesso e della formazione, si sarebbe prodotto solo caos. E’ esattamente ciò che sta accadendo. Il cosiddetto “semestre filtro” si è rivelato una selezione opaca, diseguale, stressante. Percentuali di bocciati altissime, prove non omogenee, regole rimesse in discussione a giochi iniziati. Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: si rischiano posti vuoti a Medicina mentre migliaia di studenti restano sospesi in un limbo. Altro che superamento del numero chiuso. Di fronte a questo scenario, servirebbe una parola che in politica è sempre più rara: responsabilità. Cambiare è necessario, ma bisogna avere il coraggio di ammettere quando una scelta non ha funzionato. Continuare a difendere l’indifendibile, o peggio scaricare le colpe sugli studenti, è un errore grave. La ministra Bernini smetta di insultare chi protesta e chi solleva critiche legittime. Invece di accusare una generazione di impreparazione, chieda scusa per una gestione confusa e apra finalmente un confronto serio con università, studenti, forze politiche e professioni sanitarie. Ammettere un fallimento non è una sconfitta: è il primo passo per rimediare. La selezione a Medicina va ripensata, non negata. Va organizzata, non mascherata. Perché la sanità pubblica non si difende con gli slogan, ma con riforme serie, eque e credibili. E il tempo delle improvvisazioni, semplicemente, è finito.

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