di Alessandro Silvestri
Una manovra finanziaria di lotta e di governo, quella che si sta delineando per il 2026, tra le proposte del Governo e gli oltre 5.700 emendamenti promossi tanto dai gruppi parlamentari che dai singoli deputati e senatori. Di questo bel numero di cahiers de doléances, ma spesso e volentieri di desideri e sogni irrealizzabili, dopo la faticosa scrematura nelle commissioni, ne sono stati “segnalati” 414, quelli ovvero che hanno una qualche concreta possibilità di arrivare al traguardo del 31 dicembre. Una manovra che non avrà molto impatto sulla crescita economica del Paese come già fatto trapelare tra l’altro dal Ministero dell’Economia. Un Giorgetti descritto come più attento alle agenzie di rating, che alle esigenze concrete di imprese e cittadini, con una coperta cortissima (18,7 miliardi, il bilancio più rastremato degli ultimi anni) e la Meloni che deve mantenere le promesse fatte all’amicone Donald, sul raggiungimento del 2,5% di Pil delle spese militari, entro il 2028. Qualcosina alle imprese (Ires dal 24% al 20% per quelle che investono e assumono) oltre a 4 miliardi di super ammortamento dei beni strumentali spalmati sul triennio; un nonnulla ai pensionati (aumenti minimi dell’uno virgola, ben al di sotto dell’inflazione); meno cedolare secca per tutti aumentando l’Irap fino al + 4% per banche e assicurazioni (che poi vogliamo proprio vedere su chi faranno ricadere questi aumenti di prelievo fiscale). Irpef “a sentimento” per i lavoratori, dal 35% al 33% per i redditi da 28mila a 50mila euro, con guadagni netti in busta paga, secondo il Centro Studi Unimpresa, da 3 a 37 euro mensili a seconda delle fasce. Sempre per quanto riguarda i lavoratori, Il Governo Meloni, dopo aver esteso l’elasticità dei contratti stagionali e a termine, tenta di mettere una pezza dimezzando la tassazione sui “fringe benefits” (beni o servizi non monetari concessi dal datore di lavoro ai dipendenti come integrazione al salario principale), fino a 2mila euro per i single e a 4mila per chi ha figli. Premio produttività con soglia a 4mila euro e tassazione al 10%. È stata poi introdotta una tassazione fissa al 10% per straordinari, festivi e notturni e una “mini-Irpef” al 10% sugli aumenti. Insomma, pur di non farsi inchiodare sulla croce del salario minimo, e affrontare la questione più spinosa di tutte, quella della perdita progressiva del potere d’acquisto più alta tra i paesi europei, questo Governo cerca tutte le scappatoie possibili per mantenere le promesse fatte al proprio zoccolo duro elettorale, senza pestare i calli a Confindustria. Ritornando alla questione pensioni, altro argomento arroventato per ogni governo italiano, l’impressione è che si voglia rimandare tutto a dopo il 2027, anno fatidico di elezioni politiche, che Salvini vorrebbe riportare alle scadenze naturali di primavera. Ogni cento, una la indovina anche lui. Inutile dire che anche su scuola e sanità, la coperta è oltremodo cortissima, e toccherà alle Regioni rimboccarsi le maniche, con ulteriori accorpamenti di istituti, cercando al contempo la formula magica per ridurre tanto le liste d’attesa, che il pendolarismo sanitario Sud/Nord; per non parlare del contenimento della fuga del personale sanitario all’estero. Ma la parte più gustosa per il gossip giornalistico è al solito quella del ramo emendamenti. È lì che si ritrova il vero spirito geniale, che caratterizza e contraddistingue ultimamente i parlamenti: “fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione” come diceva l’immaginario collega de “La Nazione” Giorgio Perozzi. Si va dai 3 milioni per il Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo, chiesti dai fratelli d’Italia Gelmetti e Marcheschi; ai 2,75 milioni per un fondo destinato a sostenere i proprietari di animali d’affezione, delle sorelle dei fratelli d’Italia, Nocco e Mennuni. Sì all’innalzamento dei pagamenti in contanti da 5001 a 10mila euro ma versando una gabella di 500, sempre proveniente da FdI. Da Forza Italia il buono da 1500 euro per le scuole private (con Isee fino a 30mila euro). Chi ha voglia di sbizzarrirsi, e dispone di molto tempo libero, può leggersi i 414 testi segnalati, sui siti di Camera e Senato. Ultima menzione, quella del senatore FI Claudio Lotito, al quale è stato accolto tra i segnalati, l’emendamento per ridurre le sanzioni delle imprese che pagano in ritardo i contributi previdenziali dei dipendenti. Un contentino ci voleva (vedremo poi come va a finire) dopo che per l’ennesima volta aveva provato a far passare il via libera alle pubblicità sulle scommesse, ovvero l’abrogazione del divieto di pubblicità in forma indiretta di scommesse o gioco d’azzardo. Un regalo per le grandi società sportive e del calcio miliardario che per ora può attendere. Caro Lotito, pensate a come far stare meglio quelli che le guardano le partite, dai retta.



