L’unica alternativa all’arretramento culturale è il socialismo democratico e riformista

di Francesco Di Lorenzi

Per oltre trent’anni il socialismo, anche e soprattutto nella sua versione democratica e liberale, ha arretrato le sue posizioni pressoché ovunque nel mondo occidentale e questo è un fatto storicamente insindacabile. La caduta del muro, la crisi delle ideologie, l’apparente trionfo dei moderni processi di globalizzazione e delle teorie neo liberiste a loro sostegno, le trasformazioni epocali nell’organizzazione del lavoro, la scomparsa, o quasi, delle classi di riferimento del movimento operaio, l’onda giustizialista ed antipolitica che ha sconvolto i sistemi democratici di diversi Paesi europei, sono solo alcuni dei principali motivi che hanno portato ad una ritirata senza precedenti delle forze progressiste, generando, di conseguenza, una generale avanzata delle istanze politiche ed economiche che, semplificando, possiamo definire di destra e che hanno raggiunto il culmine con il dilagare degli attuali sovranismi, trionfanti in larga parte dell’occidente. Per interminabili decenni il socialismo democratico, che per oltre un secolo era stato il motore del cambiamento e della trasformazione, è apparso, e in parte è stato, forza di conservazione dello status quo, del sì a tutto, del politicamente corretto. Sì ad una globalizzazione senza regole, sì al mercato dimenticandosi completamente il ruolo di regolatore dello Stato, sì all’immigrazione senza badare a flussi e criticità, sì ad ogni battaglia di minoranza anche quando questa assumeva tratti ideologici ed illiberali, come nel caso delle battaglie del movimento “woke” contro statue, personaggi storici, opere d’arte. Un sì generalizzato che traeva la sua convinzione, probabilmente, dal fatto che, come sosteneva autorevolmente Fukuyama, fossimo ormai giunti alla fine della storia, con l’apparente trionfo delle democrazie liberali, pronti a raccogliere gli abbondanti frutti che i mercati globalizzati avrebbero garantito a tutti e tutte. Il risveglio da questa certezza dai tratti quasi messianici è stato traumatico per tutti, in particolare per i soggetti politici che avevano creduto ad un approdo e ad una stabilizzazione quasi definitiva degli assetti mondiali post caduta del muro. Le cicliche crisi finanziarie degli anni duemila e le guerre a pezzi che da anni circondano le nostre terre hanno fatto il resto, sgretolando convinzioni granitiche e fungendo da volano per le forze del no, pronte a soffiare sul gigantesco serbatoio di rabbia e frustrazione prodotto dal generale arretramento delle condizioni di vita delle classi popolari e dei ceti medi dell’intero emisfero boreale, che hanno spesso individuato, anche ingiustamente per certi versi, nelle forze socialiste e progressiste la causa principale di una vera e propria crisi di civiltà e di sistema. Diciamo ingiustamente perché, per esempio, la battaglia a favore dell’Unione Europea è un merito storico che, prima o poi, dovrà esserci riconosciuto. Fatta l’autocritica, che per ovvie ragioni di tempo e spazio è parziale e limitata e che è la precondizione fondamentale per il rilancio di una credibile alternativa, non possiamo non sottolineare però gli importanti segnali di risveglio che investono da più parti i partiti e i movimenti del socialismo democratico internazionale. La forte crescita dei Socialist Democrats of America, con le coraggiose prese di posizione di Alexandria Ocasio-Cortez su politica estera e diritti sociali, il nuovo corso laburista inglese con il definitivo superamento del blairismo ed il tentativo di recupero del rapporto con i ceti di riferimento ed il mondo sindacale, l’affermazione dei socialisti portoghesi con una campagna elettorale fortemente incentrata sui nuovi bisogni dei giovani e del mondo economico, le coraggiose battaglie politiche portate avanti dai compagni spagnoli che fanno oramai del governo Sanchez un esempio virtuoso di un nuovo corso socialista fatto di pragmatismo, diritti sociali e civili, pacifismo e multilateralismo in politica estera, le prese di posizione, discutibili ma comunque coraggiose, di diversi partiti socialdemocratici dell’area scandinava che chiedono regole e sistemi di gestione più efficienti per affrontare le ricadute sociali di un’immigrazione fuori controllo e, perché no, il ritrovato protagonismo dei socialisti italiani che con il progetto Avanti Psi e le nostre proposte su giovani, casa e partite iva, offrono il loro generoso contributo di innovazione e di difesa dei nuovi bisogni all’intero centrosinistra italiano, costituiscono tutte insieme un mix di rinnovato protagonismo, tradizione e nuove strade da percorrere, ancora non univoco e per certi versi perfino contraddittorio, che evidenziano, tuttavia, un risveglio generalizzato del socialismo democratico e liberale e della sua storica capacità di anticipare cambiamenti e trasformazioni. Appare infatti ogni giorno più chiaro che l’unica alternativa credibile all’arretramento culturale e sociale prodotto dal trumpismo, nelle sue diverse versioni, sia in un rinnovato socialismo capace di tenere insieme le nuove esigenze di sicurezza sociale dei cittadini con i valori ed i principi di una moderna democrazia liberale, cavalcando ed indirizzando la tigre della rivoluzione dell’intelligenza artificiale verso obbiettivi di sviluppo sostenibili, sia eticamente che ambientalmente. Una sfida enorme ed avvincente, da far tremare i polsi, da socialisti italiani.

Ti potrebbero interessare