L’ennesimo bluff delle polizze sanitarie integrative per il personale docente

di Monica Cagno

L’istituzione di una copertura assicurativa sanitaria integrativa per il personale scolastico (prevista dall’art. 14, comma 6, del Decreto-Legge n. 25 del 2025) appare come un depotenziamento del welfare pubblico e solo de iure una tutela per i suoi stessi destinatari. Il “giochetto di prestigio” del Governo è presto svelato: risulta infatti di gran lunga più complesso prevedere aumenti strutturali dei salari o un rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale, rispetto a una meno “impegnativa” tutela individuale di tipo privatistico; in quest’ultimo caso infatti sarebbe sempre possibile una rimodulazione o addirittura una revoca della polizza, cosa impossibile o quanto meno estremamente difficile in ambito salariale. Ma la cosa veramente paradossale è come sia possibile sostenere che, sottraendo fondi alla scuola pubblica, si valorizzi (come è giusto che sia) la figura e la funzione del docente. Eh sì. Perché in larga parte (circa 50 milioni su una base di 65 milioni annui) la polizza collettiva sarà finanziata attraverso la riduzione del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, cioè in parole povere una riduzione delle risorse per le spese ordinarie, necessarie al buon funzionamento delle istituzioni scolastiche stesse. Non entriamo poi nel merito dei vantaggi per le compagnie assicurative che otterranno l’accesso a una platea ampia e stabile di potenziali assicurati con garanzie di pagamento pubblico. In buona sostanza, ciò che viene spacciato come un investimento aggiuntivo sulla scuola sarà l’ennesimo passo verso una progressiva privatizzazione delle tutele, con un indebolimento delle risorse destinate a un servizio pubblico gratuito e universale.

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