di Nautilus
Ogni vera emancipazione, si sa, richiede le sue rivolte. Soprattutto se l’oppressione precedente è stata, o è ancora, soffocante. Ne sanno qualcosa i Paesi colonizzati, le tantissime vittime del razzismo ma anche le donne, per secoli considerate esseri inferiori. Il cosiddetto “wokismo” spesso è irritante, ma corrisponde ad un pendolo della storia e, al netto degli eccessi, diverse volte resta attualissimo, perché risponde ad una realtà fattuale – maschilista e patriarcale – che fatica a cambiare. E tuttavia le espressioni usate sulla chat “Fascistella” da alcune “femministe” esprimono un disprezzo gratuito per gli altri, per chi non la pensa come loro e fa tornare alla mente una vicenda dimenticata e persino oscurata ma davvero bella e che vide protagonista Anna Kuliscioff. Lei e l’apostolo del primo socialismo Andrea Costa – dopo clandestinità, carcere ed esilio – avevano avuto una figlia, Andreina, che era nata a Imola nel 1881. Anna era donna colta, avvenente, di famiglia ricca, dotata di grande ingegno, di solidi ideali e di forte ascendente visto che dopo essere stata la compagna di Andrea Costa, lo fu anche di Filippo Turati. Al punto che Antonio Labriola scrisse di lei: “Solo un socialista italiano ha i coglioni, è una donna e si chiama Kuliscioff”. All’età di 22 anni Andreina aveva deciso di sposarsi in chiesa con un figlio dell’industriale Gavazzi, una ricca famiglia di setaiuoli conservatori e appena appresa la notizia, Andrea Costa scrisse una lettera scandalizzata ad Anna, definendo “un fallimento” educativo ed esistenziale quella decisione della figlia. E Anna rispose con una splendida lettera: “Mio caro Andreino, sì, hai ragione, è una gran malinconia di dover convincersi che noi non siamo i nostri figli, e che essi vogliono far la loro vita, astrazione fatta dai genitori, come l’abbiamo fatta noi ai nostri tempi. La malinconia non proviene da quel piccolo incidente di matrimonio religioso, ma dal fatto che la nostra figlia non ha né l’animo ribelle, né il temperamento di combattività” e infatti “nel ’98 fece voto alla Madonna perché io non fossi condannata, ma la Madonna non l’ascoltò”. E Kuliscioff aggiunse: “Un pensiero la tormentava, ch’io avrei potuto soffrire, se avesse fatto il matrimonio religioso ed io le dissi che per parte mia odio tutte le formalità del matrimonio, ma nel matrimonio religioso, per un momento almeno, si ha la sensazione poetica della fusione delle anime”. E concludeva: “D’altronde come buoni e convinti socialisti dobbiamo rispettare anche la volontà e l’individualità dei nostri figli e se la Ninetta non è l’immagine nostra, è pur una brava e buona ragazza” e “mi par settario, e primitivo il sentimento dei genitori che vogliono esercitare pressioni sull’animo dei figli. Se la Ninetta va incontro alla sua felicità, sia pur benedetta anche dal prete, ne sono contenta ugualmente. T’abbraccio di cuore”. Parole di grande modernità. Ma che dicono qualcosa in più sul femminismo e sul socialismo. Femminista è chi pretende eguali diritti ed eguale rispetto per donne e uomini e dunque per tutti gli esseri umani. Socialista è chi si batte perché ogni essere umano sia il più possibile libero di determinare il proprio destino. Anna Kuliscioff ere una vera socialista e dunque, una vera femminista.



