di Giada Fazzalari
A di Avanti! Se l’alfabeto inizia con la A, l’alfabeto socialista inizia, da sempre, con “Avanti!” In una parola c’è tutto: un manifesto politico, una storia, il nome del nostro giornale, una tradizione, il futuro. Ma anche l’attualità politica: le ultime elezioni regionali, con il progetto ‘Avanti!’, hanno “restituito” ai socialisti quattro eletti in Campania e in Puglia. Un segnale da non sprecare.
B di Bruxelles. La capitale dell’Ue è sotto pressione. Mai come nel 2025 Bruxelles ha avvertito così fortemente la propria fragilità rispetto alle tensioni economiche, geopolitiche e militari del mondo. Dopo molti decenni di relativa tranquillità, oggi l’Europa è chiamata a reagire a un mercato globale sempre più aggressivo e a uno scenario di guerra ibrida per il quale non era preparata.
C di Campo Largo. L’hanno chiamato in tutti i modi: campo largo, stretto, camposanto, campo minato, campo di battaglia. La dimostrazione che il centrosinistra si divide pure sulla formula che serve a descrivere sé stessa. Ve li ricordate gli psicodrammi sulla “Cosa” di Occhetto o “l’Unione” di Prodi? Insomma, un modo per sabotare l’unione del centrosinistra lo si trova in tutte le stagioni, ma il 2025 ha portato fortuna al Campo largo.
D di Downing Street. Grandi novità da Downing Street, storica residenza del premier britannico. Il 2025 sarà ricordato come l’anno del riavvicinamento politico tra l’Inghilterra e l’Ue a quasi dieci anni dal referendum sulla Brexit. Dagli accordi sulla Difesa all’Erasmus, Keir Starmer sta portando avanti una importante politica di riavvicinamento, estremamente necessaria in un momento di debolezza dell’Ue e di ridefinizione della difesa militare ed economica del Vecchio Continente.
E di Epstein. Gli Usa stanno vivendo un momento di declino culturale, e il caso Epstein ha contribuito a rendere ancora più cupo questo momento storico. Tra ambiguità della politica e intrecci perversi tra potere e sesso, il caso Epstein ha svelato il lato feroce e malato di una parte delle élite economiche e politiche degli Usa, contribuendo a rendere ancora più opaca l’immagine degli Usa nel mondo, già gravemente offuscata dalla protervia trumpiana.
F di Francesco. Il 2025 è l’anno della morte di Papa Francesco. Un pontefice che ha riportato al centro della Chiesa i poveri. Francesco muore in pieno Giubileo, venendo sostituito da Papa Leone XIV, che si sta muovendo, sia pure con meno efficacia mediatica, sulle scie del suo predecessore. Da tutti Papa Francesco verrà ricordato come il Papa degli ultimi, morto proprio nell’anno del trionfo della legge del più forte a livello globale.
G di Gaza. Per due anni siamo stati spettatori di una strage in mondovisione. Più di 70mila civili sterminati, di cui 20 mila bambini. Strage di giornalisti, operatori umanitari, medici. Popolazione affamata, diritti umani calpestati. Israele ha fatto del diritto internazionale carta straccia. Dopo l’orrore della Shoah, l’umanità aveva detto: “mai più”. Smentendo sé stessa di fronte a una verità che è difficile smentire.
H di Harvard. C’è un motivo se è considerata una delle università più prestigiose al mondo. Non si è piegata al trumpismo, dopo che The Donald aveva dichiarato e disposto il blocco degli studenti internazionali. Un braccio di ferro che si era trasformato in una raccapricciante campagna punitiva di Trump (accuse di antisemitismo, di eccessiva tolleranza verso le proteste radicali, di legami con il patito comunista cinese) contro la più antica università della nazione. Harvard resta Harvard e fa uno scatto in avanti: da università per soli ricchi a baluardo di democrazia.
I di IA. Risuonano ancora le parole di Mario Draghi: “L’Europa rischia la stagnazione se non punta sull’Intelligenza artificiale”. Gli osservatori si interrogano ogni giorno: “opportunità o rischio”? Domanda tardiva: il 2025 ne è stato il vero battesimo e ci siamo dentro con tutte le scarpe.
L di Lollobrigida. Il recordman di gaffes è senza dubbio il Ministro dell’Agricoltura. “L’abuso di acqua può portare alla morte”, non arrendersi alla “sostituzione etnica”, “i poveri mangiano meglio dei ricchi”, “per fortuna la siccità colpisce di più le regioni del Sud”. Chi di voi si ricorda quando il ministro ha fatto fermare un Frecciarossa che aveva accumulato ritardo?
M di Milei. Tra i nuovi protagonisti del 2025 c’è sicuramente il presidente argentino Javier Milei, tra i principali esponenti della virata a destra del continente latino-americano. Personaggio controverso, Milei sta applicando in Argentina una rigorosa dottrina liberista e antistatalista, legandosi profondamente agli Usa di Trump. Nonostante alcuni segnali positivi dell’economia argentina, continuano a crescere povertà ed erosione del ceto medio. Il 2025 è stato l’anno dello spostamento a destra delle politiche globali, e se questo spostamento avviene anche in Sud America significa che i partiti di sinistra devono chiedersi cosa non sta funzionando nelle loro proposte politiche.
N di Netanyahu. Il 2025 è stato l’anno nero di Israele. Nonostante il mondo intero chiedesse al governo di Netanyahu di negoziare la pace e interrompere la distruzione di Gaza, il premier israeliano, ostaggio di esponenti politici di estrema destra, non si è fatto scrupolo di portare avanti una strategia distruttrice che è stata stigmatizzata dal mondo intero. Un vero capolavoro di autodenigrazione.
O di Ordine mondiale. Il peso della Cina, il protagonismo dell’India, il ruolo della Turchia, la deriva neo-zarista della Russia, l’imperialismo aggressivo degli Usa, la fragile potenza europea: come definire il nuovo ordine mondiale? Con l’ascesa di Trump gli Usa stanno riprovando a diventare i garanti del nuovo ordine, ma ci stanno riuscendo? Solo in parte, perché ormai nel mondo prevalgono asimmetrie, alleanze provvisorie, crisi improvvise e prove di forza. Il 2025, purtroppo, è stato un anno di disordine, non di ordine.
P di Putin. Nonostante sia considerato un dittatore e un guerrafondaio ormai bandito dal consesso dei Paesi avanzati, l’opinione pubblica occidentale sembra avere preso atto che Putin si è rivelato un cinico stratega in grado di tenere l’Europa sotto pressione e gli Usa in stato di incertezza. La guerra in Ucraina sembrava l’inizio della fine della lunga stagione putiniana, e invece, purtroppo, le cose sono andate diversamente. Non sappiamo dove porterà la strategia di Putin, ma nel 2025 si è preso atto che il suo regime non è imploso, come troppi profetizzavano con eccessiva disinvoltura. L’Europa dovrebbe affrontarlo per quel che è: un nemico della democrazia.
Q di Quatar. In un mondo sempre più litigioso, ormai dominato da quella che qualcuno ha definito “la diplomazia della rissa”, ci sono ancora personalità e Stati che credono nella forza del dialogo e della diplomazia. Uno di questi è il piccolo Quatar, che ha svolto un ruolo importante nella risoluzione della guerra di occupazione di Israele a Gaza. Forse dovremmo parlare di più dei piccoli che aggiustano e meno dei grandi che distruggono.
R di Riarmo. La parola riarmo, in Europa, era entrata in disuso nel 1945. Ora è rientrata di prepotenza nel vocabolario corrente. In Europa non si fa altro che parlare di armi, di eserciti, di difesa comune, di preparazione alla guerra. Certo, i pericoli di aggressione sono reali, ma mette tristezza prendere atto che il 2025 è stato l’anno in cui pezzi di industria europea tradizionale sono stati convertiti in industria delle armi. Perché, come insegna la storia, se le armi vengono fabbricate, prima o poi verranno usate.
S di Sánchez. Il 2025 è stato l’anno della consacrazione del premier spagnolo quale punto di riferimento della sinistra europea. Una politica, quella del leader spagnolo, moderna, ecologista, attenta ai giovani, ai diritti, capace di accogliere realtà economiche innovative, studenti da tutto il mondo, turisti, investitori. La Spagna di Sánchez è un esempio virtuoso di come la sinistra possa contrastare l’onda lunga della destra globale.
T di Trump. Inutile girarci intorno: il 2025 è stato l’anno del dominio mediatico e politico mondiale di Trump. Per quanto avversato e criticato in mezzo mondo, il tycoon ha trasformato in prassi politica il dileggio, l’autoritarismo, il bullismo negoziale, la minaccia e la legge del più forte.
U di Ucraina. Dopo tre anni di conflitto, bisogna prendere atto che della guerra russo-ucraina si parla sempre più malvolentieri. Ormai sono in pochi a seguirla, e in pochissimi a essere convinti di sostenere l’Ucraina costi quel che costi. Il 2025 è stato l’anno della solitudine di Zelensky, che da patriota difensore del suo Paese sembrerebbe quasi essere diventato un ostinato guerrafondaio circondato da un’oligarchia di corrotti.
V di Vanoni. È stato l’anno della morte di Ornella Vanoni, un pezzo di storia musicale italiana ed esponente di quella straordinaria cultura milanese che a partire dal dopoguerra ha saputo tenere insieme cultura alta e cultura popolare. Vicina al Psi con atteggiamento alterno, Ornella Vanoni ha saputo incarnare un modello di donna ribelle, indipendente, mai subalterna alle mode correnti e ai ruoli predefiniti.
X di X di Elon Musk. È uno dei personaggi più insondabili del panorama globale. Non contento di rappresentare le punte più avanzate dell’economia mondiale, Musk si è anche lanciato in spericolate avventure politiche e mediatiche. Con alterna fortuna. Non sembra, infatti, che X vada molto bene; così come non sembra essere andata a buon fine l’avventura politica con Trump. Genio incompreso o personaggio inquietante?
Y di Yuan. È l’unità monetaria di base della Cina. Una potenza economica ormai all’avanguardia anche sul fronte della ricerca e dell’innovazione. In tutte le crisi geopolitiche la Cina ha un ruolo cruciale, ma sono in pochi a parlarne, perché la Cina è pragmatica: parla poco e preferisce fare i fatti.
Z di Zalone. Il 2025 è l’anno del ritorno al cinema di Checco Zalone, re italiano degli incassi al cinema. Una boccata d’ossigeno per il cinema italiano – indebolito dal pasticcio del tax credit e da una strutturale difficoltà di stare al passo coi tempi – perché Checco Zalone è uno dei pochi attori ad avere il favore del pubblico e la capacità di incidere sulle sorti del botteghino. E a saper strappare un sorriso a questi tempi inquieti



