di Lorenzo Cinquepalmi
Similitudini. La riferibilità a uno stesso aeroporto, e la comune natura di diniego della volontà espressa dal più potente degli Stati. Ecco, le similitudini sono finite. Perché nel caso odierno, quella del rifiuto del permesso di atterraggio di aerei statunitensi in missione bellica a Sigonella è stata, in realtà, una decisione obbligata: le leggi nazionali e i trattati impongono un consenso preventivo all’utilizzo da parte degli americani di basi in territorio italiano per scopi bellici, e questo consenso necessita di un passaggio parlamentare. Ricordate Comiso? La Sigonella del 1985 fu qualcosa di diverso. Quando, all’oscuro del governo italiano, che aveva trattato la resa dei dirottatori dell’Achille Lauro, i cacciabombardieri Usa decollati dalla portaerei Saratoga in navigazione nel Mediterraneo centrale intercettano il Boeing egiziano che porta i terroristi e Abu Abbas, l’amministrazione Reagan ha già ottenuto il diniego al suo atterraggio in tutti gli aeroporti dei Paesi rivieraschi. A quel punto, i caccia manovrano per costringere il Boeing ad atterrare nella loro base dentro l’aeroporto di Sigonella, in Sicilia. Ma quando l’aereo egiziano chiede il permesso di atterrare al controllo aereo italiano, arriva il rifiuto, ripetuto due volte. Il comandante del Boeing, allora, vero o falso che sia, invoca l’emergenza carburante, di fronte alla quale non si può negare l’atterraggio. Mentre il Boeing atterra nella parte italiana dell’aeroporto, gli aerei da trasporto della Delta Force atterrano di forza nel lato americano, e comincia la scena dei cerchi concentrici che tutti conosciamo. La telefonata tra Craxi e Reagan, al netto delle traduzioni interessate di Levine, è qualcosa di assai diverso dal rifiuto burocratico dell’uso della base per uno scalo di bombardieri diretti in Iran. Quest’ultimo per gli americani era qualcosa di messo in conto, dopo la presa di posizione spagnola e gli irrigidimenti degli altri Paesi europei, in un contesto in cui l’immagine internazionale di Trump è sideralmente distante da quella di Reagan. Invece il rifiuto di Craxi, dovette risultare, sul momento, inconcepibile al presidente americano. Se le cronache parlano di reazioni colorite da parte di persone che, come detto, avevano ben altro aplomb rispetto al palazzinaro che occupa oggi la Casa Bianca, è proprio perché nel 1984 la guerra fredda faceva della Nato e del ruolo degli Usa in essa un qualcosa di enormemente diverso da ciò che appare oggi. E molto diverso è anche il ruolo dell’Italia, perché nell’ottobre del 1985 in quella Comiso evocata poche righe fa, erano operativi da soli sei mesi gli euromissili a cui lo stesso Craxi aveva aperto le porte affrontando scontri politici durissimi nelle piazze e in parlamento. Quegli euromissili che, secondo molti storici, furono l’inizio della fine dell’Unione Sovietica. Ecco perché Reagan ordina ai Delta Force di ritirarsi. Ecco perché la sua sicura furente incazzatura si raffredda fino a trasformarsi, dopo una settimana e a fronte della prospettiva che Craxi annulli un viaggio a Washington programmato da tempo, nel confidenziale “Dear Bettino” con cui l’uomo più potente del mondo apre una lettera in cui si dichiara ansioso di incontrare il presidente del consiglio italiano, affermando di stimare profondamente i suoi consigli. E sottolinea che le divergenze sul destino di Abbas e dei terroristi della Lauro sono state superate in maniera schietta e amichevole, concludendo che le relazioni tra Italia e Stati Uniti restano ampie, profonde e solide, come il loro legame personale. Certo, erano altri momenti storici, si viveva un’altra temperie, e, soprattutto, erano altri uomini. Perché se va ripetuto che tra Reagan e Trump, entrambi repubblicani, resta comunque un abisso incolmabile, va anche detto che Meloni e Crosetto non sono Craxi. E non solo perché, a differenza della similitudine di militanza politica tra i due presidenti americani, Craxi era un uomo di sinistra, veramente di sinistra, mentre gli attuali capo del governo e ministro della difesa sono i fondatori del partito post-fascista al potere nella nostra povera Patria. Ma perché le oggettive qualità umane, politiche, intellettuali, culturali, di Craxi potevano trovare paragoni nel suo tempo, ma non ne trovano certo nel tempo contemporaneo; soprattutto dalle parti della classe politica risultata maggioranza alle ultime elezioni, ma purtroppo anche tra i rappresentanti dell’opposizione. Ecco perché la Sigonella del 1985 e quella del 2026 hanno in comune, davvero, solo quel nome così evocativo: in generale, opporsi all’America di Trump non è come opporsi a quella di Reagan. Opporsi alla pirateria dispiegata in Venezuela e in Iran, e magari in qualche mercato borsistico, non è come opporsi al vertice del sistema di difesa occidentale nei confronti di una minaccia ben più reale e massiccia come era quella sovietica. Ma soprattutto il no detto al telefono di notte al presidente Usa mentre le sue truppe speciali circondano i nostri avieri, e sono a loro volta circondate dai carabinieri, non ha niente a che vedere col burocratico e vincolato rifiuto di atterraggio di aerei in missione bellica, senza preventiva approvazione parlamentare. Altri uomini, appunto.



