LA REDISTRIBUZIONE DELLA POVERTA’

di Giada Fazzalari

La notizia è passata sottotraccia, ma è di quelle preoccupanti e, in un certo senso, clamorosa. Oxfam America ci dice che il divario tra poveri e ricchi negli Usa si è ampliato a livelli preoccupanti. I dieci principali miliardari degli Usa hanno visto crescere la propria ricchezza nell’ultimo anno di 698 miliardi di dollari, in pratica il Pil del Belgio. E tutto questo in un Paese dove il welfare è sempre meno finanziato – si pensi al problema della sanità, negata a milioni di cittadini poveri o semi poveri – e dove la spesa militare è arrivata a 900 miliardi annui. Dieci persone (Musk, Bezos, Zuckerberg, Ellison, Buffett, Page, Brin, Ballmer, Gates, Bloomberg) detengono ricchezze pari a quella di un continente, e questo in uno scenario sociale nel quale i poveri e la classe media sono sempre più indeboliti nelle prospettive di reddito e nel riconoscimento di diritti e opportunità di mobilità sociale. Nel mentre aumentano guerre commerciali e guerre reali, l’economia americana e mondiale vede crescere un preoccupante divario tra poveri e ricchi. E nonostante si affermino sempre di più democrature e autocrazie, a comandare davvero nel mondo sono piccole oligarchie economiche e finanziarie che stanno al di sopra della politica e non poche volte ne orientano le scelte e, soprattutto, le non scelte – quelle sul fronte fiscale, per esempio. In Italia nel 2024 il gettito fiscale delle multinazionali americane è stato di appena 455 milioni di euro; le piccole e medie imprese, invece – il dato è della Cgia di Mestre – hanno versato 24,6 miliardi. Com’è possibile questa disparità? Come mai questa subalternità ai grandi colossi big-tech e della finanza? La classe media si sta erodendo in ogni dove, salari e stipendi sono sempre più insufficienti per singoli e famiglie, il lavoro è sottopagato, il welfare subisce ovunque tagli, intelligenza artificiale e automazione stanno riducendo gli spazi occupazionali, mentre gli Stati spendono sempre più risorse per la difesa e per sostenere debiti pubblici sempre più elevati. In questo scenario drammatico, l’1% della popolazione mondiale detiene quasi il 50% della ricchezza globale, configurandosi ormai come il vero potere sovranazionale che orienta assetti politici, economici, sociali. Non si tratta di auspicare una fiscalità punitiva o vecchie logiche da esproprio proletario, ma di immaginare una più equa fiscalità, una concreta politica di sostegno ai redditi e alle famiglie, una vera redistribuzione della ricchezza in una logica, in poche parole, socialista, per strappare al capitalismo, con gli strumenti della democrazia, la leadership globale dell’economia e restituire alle classi più deboli dignità e benessere. Perché per come sta andando il mondo, non si esagera nel dire che è in atto una gigantesca redistribuzione della povertà.

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