di Francesco Di Lorenzi
La maschera trumpiana è definitivamente caduta e, probabilmente, dalle parti di palazzo Chigi qualcuno dovrebbe iniziare a fornire qualche spiegazione o, quanto meno, a recitare qualche sincero e sentito mea culpa. Ci riferiamo ai tempi, che sembrano appartenere ad ere geologiche del passato e che invece non superano un anno e mezzo di distanza dai drammatici fatti di oggi, quando Meloni, Salvini e soci spiegavano all’opinione pubblica nazionale, spaventata o dubbiosa sull’avvento di un Trump bis, che la politica del “Make America Great Again” avrebbe giovato ai nostri interessi e, soprattutto, alla pace e alla sicurezza internazionale. La nuova età dell’oro promessa dal tycoon, infatti, avrebbe aiutato non solo l’economia statunitense e i mercati mondiali ma anche le relazioni internazionali, favorendo multilateralismo, cooperazione e, in definitiva, la pace; i nuovi statisti di casa nostra ci tranquillizzavano in tutto e per tutto, sostenendo, in comizi entusiasti per la svolta proveniente dall’altra sponda dell’atlantico, che un’America finalmente isolazionista e ripiegata sui suoi affari interni ci avrebbe definitivamente liberato da quegli atteggiamenti da sceriffo del mondo tanto invisi ad ogni latitudine. Tutti padroni a casa propria alla Salvini maniera. Ogni ulteriore commento sarebbe superfluo ma il problema è che la questione, nonostante i contorni tragicomici, è terribilmente seria e la strada intrapresa dall’amministrazione americana e dai suoi (pochi) sodali internazionali sembra indirizzare il mondo verso scenari catastrofici e senza ritorno. Era evidente a tutti, per esempio, che l’impasse in Iran fosse altamente prevedibile in mancanza della certezza su un rapido cambio di regime e che la sciagurata campagna missilistica a suon di bombe non avrebbe portato a nessuna vittoria definitiva nei pochi giorni paventati inizialmente dal presidente americano. Né servivano grandi strateghi per comprendere che la reazione del regime degli ayatollah avrebbe previsto, oltre ad armi, droni e risposte di tipo militare, anche lo strumento della crisi energetica e dello shock dei mercati internazionali, usando il petrolio e lo stretto di Hormuz come minaccia al commercio mondiale. Quante settimane di crolli borsistici e aumenti dei prezzi potranno sopportare le nostre opulenti, stanche ed invecchiate società? Realisticamente poche. E quanto è folle soltanto ipotizzare un intervento di terra in un Paese sterminato di quasi cento milioni di abitanti, dopo la tragedia in termini di vite umane, di costi, di alimentazione del terrorismo, sperimentata nel vicino Iraq solo pochi decenni fa? Insomma un vero e proprio vicolo cieco a cui si aggiungono le incognite sul possibile allargamento del conflitto agli altri attori regionali coinvolti nelle rappresaglie di Teheran, il ruolo di potenze amiche del regime iraniano come Cina, Russia e Pakistan, il comportamento indecifrabile della Turchia di Erdogan, la presenza del secondo ed altrettanto pericoloso fronte libanese. Una follia, insomma, figlia della peggiore logica imperialista e guerrafondaia ma assolutamente coerente con la peggiore amministrazione americana della storia, capace di scavare un solco incolmabile perfino con l’Inghilterra e gli alleati europei, di dividere e, forse, rompere definitivamente la stessa Nato. Ma la domanda che ci poniamo è se davvero qualcuno tra i sovranisti nostrani pensasse realmente che Trump si sarebbe occupato solo dei problemi dell’industria automobilistica e metallurgica nazionale, come se non fosse il terminale politico di interessi economici specifici, legati alle gigantesche lobby degli armamenti e dell’industria petrolifera? Abbiamo realmente una classe politica così ingenua, cieca o, peggio ancora, così suddita? Quanti massacri e crimini dovrete ancora osservare in “religioso” silenzio dopo Gaza, Beirut e Teheran? Per tutto questo ci sarà il voto dei cittadini a giudicare a tempo debito, ma intanto occorre fare ogni sforzo per uscire dal pantano e trovare possibili vie d’uscita. Da socialisti e come seconda forza del parlamento di Strasburgo faremo di tutto per mantenere unito il fronte europeo nel “No” fermo ed inequivocabile a qualsiasi azione unilaterale, non concordata e senza autorizzazione delle Nazioni Unite e nel favorire, in ogni modo, canali di dialogo che, partendo da un possibile cessate il fuoco, possano dare nuove opportunità per una soluzione diplomatica del conflitto. Noi crediamo fermamente in un mondo multipolare, nella pace a qualsiasi costo e siamo certi che solo un passo deciso e coraggioso verso gli stati uniti d’Europa possano avvicinare l’umanità ad un nuovo equilibrio basato sul disarmo, sulla cooperazione internazionale e sul rispetto dei diritti umani fondamentali; voi avete creduto a Trump, ma ora che la maschera è definitivamente caduta, non perdete almeno la vostra dignità. C’è ancora tempo per assumere la postura di un Pedro Sanchez e, siatene certi, tutto il Paese ne sarebbe orgoglioso.



