La cura socialista al Trumpismo. Il risveglio dell’alternativa progressista negli Usa contro l’ideologia Maga

di Francesco Merico

Negli ultimi mesi l’attenzione mediatica è stata monopolizzata, molto più nel male che nel bene, dall’istrionismo di Donald Trump. Il Presidente degli Usa fa e disfa le sue narrazioni a piacimento, in base all’utilità contingente del momento; fa e disfa, afferma e nega: ambisce al Nobel per la Pace e poi ordina azioni di guerra contro Venezuela ed Iran (prossimamente Cuba?); si pone come paladino e guida del mondo occidentale ed al contempo minaccia di uscire dalla Nato e di voler strappare la Groenlandia all’Europa. Un atteggiamento ambiguo e camaleontico da consumato affarista qual è, che ormai ben conosciamo, applicato con freddezza spietata alla geopolitica. Ma non solo, anche alla politica interna, la quale ha fatto molto parlare anch’essa per le grandi proteste che stanno scuotendo vari Stati dell’unione in particolare scatenatesi contro l’Ice, il corpo militare plasmato a sua immagine e somiglianza dal Presidente stesso allo scopo di colpire gli immigrati con maggiore veemenza. Ma mentre di tutto ciò vediamo e leggiamo quotidianamente appunto, ciò che passa in sordina nel nostro Paese è il fenomeno della mutazione in corso dell’opposizione al governo in Usa, che si sta aprendo a scenari fino a pochi anni fa impensabili: dati alla mano, sempre più giovani statunitensi diventano socialisti aderendo ai partiti ed alle organizzazioni che vanno formandosi spontaneamente come mai era accaduto prima. Archiviata l’ormai anacronistica paura del comunismo a trentacinque anni dalla fine della Guerra Fredda, le nuove generazioni a stelle e strisce guardano alla giustizia sociale e mettono in discussione un sistema di vita ultraliberista elitario che nel trumpismo ha trovato la sua espressione più estrema ed inacerbata. Il risultato più importante ad oggi, strabiliante anzi è giusto dire, è stata l’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York City: una rivoluzione senza precedenti per la Grande Mela, un primo cittadino dichiaratamente socialista e musulmano, un segnale inequivocabile che ha scosso il mondo e che ha già portato i primi segni tangibili di cambiamento. L’inverno di quest’anno infatti è stato quello che ha visto la maggiore protezione dalle intemperie della popolazione più in difficoltà e fino ad oggi dimenticata della città, grazie alla nuova amministrazione socialista. Un segnale che non rimane confinato a questo però, ma che si ripercuote con un effetto a catena all’interno della politica nazionale: Trump non perde solo consenso tra la gente nei sondaggi a causa delle sue ultime scelte scellerate, ma lo perde anche e soprattutto all’interno del Congresso, dove gli stessi repubblicani guardano ormai con diffidenza ad un leader in fondo mai realmente convincente a causa del suo modus operandi poco ortodosso, mentre i democratici all’opposizione riguadagnano fiducia e consensi in alcuni Stati. È solo l’inizio di un terremoto politico? Si è parlato addirittura di impeachment, una prospettiva forse ancora esagerata ad oggi, ma una cosa è certa: il trumpismo, una malattia che ha afflitto gli Stati Uniti negli ultimi anni e che ha proliferato sull’ignoranza e sulla voglia di autoritarismo, sta portando in molti oltreoceano a scoprire la cura di cui prima ignoravano l’esistenza. Oggi non si parla più solo di sinistra o di destra, si pronuncia finalmente la parola socialismo non più come termine da demonizzare, ma come speranza per un futuro più dignitoso ed equo per il più grande Paese del mondo: dove la libertà possa camminare di pari passo con i diritti, come quello dell’assistenza sanitaria garantita per tutti, come quello ad avere una casa piuttosto che vivere in enormi baraccopoli metropolitane oscurate dagli enormi grattacieli simbolo del potere finanziario e lobbistico dei pochi. Ed allora mentre le coscienze dei giovani americani sembrano essersi finalmente risvegliate nel momento più buio, il nostro augurio è che lo stesso possa accadere in Italia; sempre in nome del socialismo.

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