di Francesco Di Lorenzi
La capacità dei socialisti italiani di superare avversità, scissioni, eventi epocali, accanimenti giudiziari e chi più ne ha più ne metta, andrebbe studiata a fondo; come una moderna fenice, il più antico partito della sinistra italiana continua, senza soluzione di continuità, a rigenerarsi e a perpetuare la sua presenza nella società, dimostrando una capacità di resilienza e di risposta alle crisi cicliche che lo hanno investito di cui possiamo sicuramente andare fieri. È successo in tutti i passaggi chiave della nostra storia nazionale: alla fine del primo conflitto mondiale, quando la giusta e rigorosa scelta neutralista era stata travolta dalla violenza della guerra, dalla nuova realtà della vita di trincea e dalla messa in discussione dell’esistenza stessa della patria dopo la tragedia di Caporetto. Il partito veniva chiamato beffardamente “disfattista” invece di socialista, eppure nelle elezioni politiche del 1919 risultò il più votato, ottenendo il suo massimo storico con il 32,28% dei voti, una valanga di consensi che premiò chi aveva capito in largo anticipo che una guerra fratricida tra europei non avrebbe risolto mezzo problema dei lavoratori e del popolo italiano. Successe di nuovo al termine del secondo conflitto mondiale, quando la preponderante forza militare comunista all’interno della Resistenza sembrò decretare la definitiva sconfitta degli eredi del socialismo turatiano, eppure l’allora Psiup, sorprendentemente, risultò il più votato partito della sinistra nel passaggio fondamentale delle elezioni per l’assemblea costituente del 1946. E ancora negli anni settanta quando il partito, tra scissioni e ruolo sempre più centrale del maggiore partito comunista del mondo occidentale, sembrava avviarsi stancamente verso un lento quanto inesorabile declino, ma ecco arrivare la svolta del Midas del 1976 che darà il via all’ennesima quanto inaspettata rinascita che porterà, dopo pochi anni, Bettino Craxi a diventare il primo capo di governo socialista della storia repubblicana. È arrivata, infine, la tempesta perfetta di tangentopoli, con il crollo simultaneo del sistema dei partiti e con il capro espiatorio socialista da gettare in pasto all’opinione pubblica nazionale, permettendo così con un golpe mediatico-giudiziario il passaggio definitivo a quei poteri forti nazionali ed internazionali che chiedevano a gran voce, da anni, la fine del primato della politica, ossia degli interessi pubblici e generali, in favore dei propri tornaconti, legati al profitto e ferocemente contrari al ruolo di mediazione esercitato democraticamente dai partiti per oltre quarant’anni. Il colpo questa volta è stato tremendo, costellato da ferite laceranti e perfino lutti delittuosi, e per di più avvenuto in un contesto generale, post caduta del muro di Berlino, diventato di colpo avverso non solo ai socialisti e al socialismo in generale, ma alla politica in ogni sua manifestazione ed espressione organizzata. Ripartire e ricostruire è stato difficile, ma tra cadute rovinose, fallimenti e false speranze, quel che restava della più antica tradizione della sinistra italiana ha continuato con ostinazione quella che Bobo Craxi ha giustamente definito la “nostra lunga marcia nel deserto”. Oggi possiamo finalmente affermare con un pizzico d’orgoglio e senza sottacere le molte difficoltà tuttora presenti, che grazie alla perseveranza e alla tenacia di una comunità politica piena di passione, il partito socialista intravede a distanze percorribili le prime oasi. Esistiamo nonostante tutto ed il mondo dei media è costretto ad evidenziare la nostra presenza; veniamo, dopo anni di vergognoso oblio, invitati in trasmissioni e dibattiti politici che permettono, finalmente, maggiore visibilità e cassa di risonanza per le nostre idee e battaglie politiche; partecipiamo praticamente ad ogni tornata elettorale, riportando dove possibile il nostro simbolo sulle schede e garantendo ovunque la possibilità di votare candidati socialisti all’interno di liste più ampie; il progetto “Avanti” continua a suscitare interesse e curiosità e l’imminente voto campano crediamo che confermerà ulteriormente la validità della scelta congressuale; veniamo perfino “annusati” dai primi sondaggi, a conferma del fatto che tramite il lavoro e l’impegno di tutti sia possibile ridare forza e centralità alla nostra secolare presenza. Occorre la massima unità, garantendo ai tanti compagni ancora in attesa, critici o alla finestra, che il loro partito c’è, il loro giornale pure e che le porte sono spalancate per tutti, nessuno escluso. Ora la sfida si sposta sul piano delle idee e delle proposte e in questo senso la simbolica vittoria del socialista Mamdani nella città simbolo del capitalismo finanziario e, soprattutto, le scelte sempre più antipopolari e classiste del governo Meloni che svela finalmente il vero volto della cosiddetta destra sociale, non possono che dare un’ulteriore accelerata alla nostra marcia. Oggi più che mai non abbiamo bisogno di moderatismo, liberismo mascherato o neocentrismo inconcludente, bensì di autentico socialismo democratico, senza troppe declinazioni, capace di progettare e costruire una vera alternativa di società. Avanti!



