di Andrea Follini
«Quando si parla di attualità di leader importanti si rischia sempre di cadere nella retorica, ma è giusto ricordare che il faro costante nella vita di Craxi è stata l’idea che la libertà degli individui e l’autodeterminazione dei popoli vengano prima di ogni altra cosa. Francamente nella terribile stagione di nuovi imperialismi che stiamo vivendo, l’attualità della figura di Craxi si impone con evidenza».
Fabio Martini, da anni firma della Stampa, ha scritto nel 2020 “Controvento. La vera storia di Bettino Craxi” e nel 2025, sempre per Rubbettino, ha pubblicato una nuova edizione con documenti inediti. Con l’autore di una biografia non agiografica, proviamo ad estrarre ciò che può essere considerato attuale nella storia politica del leader socialista.
Oggi il neo-imperialismo americano e russo pare più aggressivo di prima: un capo di Stato è stato prelevato a casa sua da un Paese che è membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu e da quasi quattro anni l’aggressione della Russia sta provocando lo sterminio di centinaia di migliaia di giovani ucraini e russi. Ai tempi di Craxi era più facile rompere le linee?
«Questa domanda pone un problema del quale non si parla: il neo-imperialismo di Russia e America è più aggressivo e dirompente di quello di prima. Intendiamoci, negli anni della guerra fredda, russi e americani erano altrettanti feroci, ma (a parte eccezioni come il Vietnam), colpivano in modo chirurgico all’interno della propria sfera di influenza. E potevano farlo – gli americani con operazioni “sporche” e i russi con invasioni “mirate” – perché ognuno a casa sua, faceva quello che gli pareva, senza interferenze. Ma chi voleva battersi per l’autodeterminazione dei popoli, lo faceva in difesa di chi era oppresso nell’altra metà del mondo».
Ma era più facile o più difficile di adesso essere “eccentrici”?
«Era più facile, ma con qualche eccezione. Quella di chi osò mettere in discussione entrambe le politiche imperialiste».
Craxi?
«Esattamente. Craxi, leader del Psi e poi presidente del Consiglio, fu decisivo nella storia europea nel dare l’assenso italiano all’installazione degli euromissili, in risposta agli SS20 sovietici. Contrastò l’imperialismo russo e per questo ricevette il plauso degli americani che, non conoscendolo bene, non si aspettavano di certo Sigonella. In quei giorni Craxi disse al mondo: ognuno è padrone a casa propria, sui cieli internazionali non si dirottano gli aerei. Non fu facile: quelli erano americani abituati a dominare senza subire interferenze nella propria area. Certo, si viveva in democrazia e guai a dimenticare questa differenza fondamentale con il resto del mondo».
Quanto è attuale il Craxi che impone una svolta autonomista per consentire alla sinistra italiana di pesare di più?
«Anche quel Craxi è attualissimo: oggi la sinistra è bloccata come allora. Negli anni Settanta c’era un Pci democraticamente egemone e “involontariamente” paralizzante per chi aveva a cuore politiche di governo a sinistra. Craxi sfida il Pci con una togliattiana battaglia delle idee. Oggi non c’è più un partito-guida a sinistra, ce ne sono due, Pd e Cinque stelle. Due forze intimamente conservatrici, perché hanno una sola idea: Meloni ha sempre torto. Fosse pure vero, e statisticamente non può esserlo, la destra si batte con le idee. Con idee migliori. Anche perché una cosa la sappiamo già: se la destra rivince in Italia, il bis sarà più “intenso”. Come il Trump 2. Ecco perché qualche luce “terzaforzista” va interpretata come una forma di attualizzazione, certo in forme diverse, di un approccio autonomista».
Terzaforzismo? In che senso?
«Nel senso che la presa di posizione di Più Europa, del Psi, di Azione, dei liberaldemocratici e, forse, di Italia Viva a favore del Si al referendum sulla giustizia, ha un valore politico che va oltre il merito. È anche un messaggio ai partiti-guida: le “terze” forze non servono per stare in silenzio sotto una tenda. O per allungare la carovana, facendo sembrare che sia più lunga».
E in termini più generali cosa di Craxi parla all’oggi?
«Di sicuro la sua idiosincrasia alla demagogia. Era aspro, spesso spiacevole, talora brusco, mai populista. Dopo la conferenza stampa di inizio anno della presidente del Consiglio, la segretaria del Pd ha rimproverato Meloni di non aver parlato di sanità. Forse ce l’aveva con i quaranta giornalisti che non hanno trattato l’argomento, ma in questo caso Meloni che c’entra? Craxi non lisciava mai il pelo degli elettori. Una lezione che non ha fatto scuola».



