Intervista a Pietro Lotto: «In Veneto costruita l’alleanza socialista e riformista»

di Andrea Follini

I prossimi 23 e 24 novembre quasi 4,3 milioni di cittadini veneti se receranno alle urne per eleggere il nuovo Presidente di Regione ed i cinquanta nuovi consiglieri regionali. Andando al volto congiuntamente anche Campania e Puglia, questa tornata elettorale regionale assume una importante connotazione nazionale; il “campo largo” è chiamato alla prova di unità e di efficienza. Ne abbiamo parlato con il neo segretario regionale veneto del Psi Pietro Lotto.

Segretario, il Veneto va alle urne dopo la lunga parentesi Zaia. C’è aria di cambiamento oppure la destra è ancora ben radicata nella regione, che storicamente è sempre stata la più “bianca” d’Italia?

«Il Veneto purtroppo è ancora una roccaforte del centro-destra, ma l’assenza di Zaia può introdurre un’incognita significativa. Da un punto di vista del partito, l’aria di cambiamento non è data solo dal desiderio, ma è anche un’opportunità da costruire attraverso alternative riformiste credibili e soprattutto unita. Quindi la coalizione che si è schierata a favore di Manildo ha tutte queste caratteristiche e la loro unità potrebbe rappresentare anche il motore di un cambiamento vero per tutti i veneti».

Il Psi in Veneto presenta il simbolo Avanti nel logo di “Uniti per Manildo” che caratterizza la lista riformista per questa tornata elettorale. Con noi ci sono Casa Riformista, +Europa e Azione, una scelta che segue l’indicazione nazionale per la costruzione di un progetto politico che parli anche ai molti disinnamorati della politica, visto che questo del grande astensionismo è un altro dei problemi, visti gli ultimi appuntamenti elettorali?

«In sostanza il Psi Veneto sta puntando sulla delegazione di un voto moderato, liberale e progressista. Questo anche sulla scorta di quanto deliberato dal Congresso nazionale tenutosi a marzo a Napoli, su proposta del nostro segretario Enzo Maraio. Quindi con molta generosità il partito a livello regionale ha deciso di non vestire la tradizionale simbologia con scritto PSI, con lo scopo di cercare di ampliare al massimo il coinvolgimento di tutte quelle persone, sia iscritte al partito ma sia chi magari da molti anni non lo è più, ma che comunque si riconoscono nel valore dell’Avanti e del garofano, che nel simbolo sono rappresentati».

È stata un’alleanza facile da costruire?

«Non è stata un’alleanza facile perché tante sono le diversità tra tutti questi soggetti che concorrono all’alleanza per provare ad insidiare l’egemonia del centro-destra, ma siamo stati tutti quanti, devo riconoscerlo, attenti a fare un passo indietro rispetto alle nostre prerogative più specifiche per concentrarci invece su tutti quanti i punti che potevamo condividere. E questo, devo dire, si è verificato anche per la grande capacità del candidato presidente Giovanni Manildo, come ai vertici nazionali delle forze politiche che hanno dato vita a questa lista. Spero davvero che questa sintesi possa effettivamente ricevere la soddisfazione che merita e che meritano le persone che uno sforzo hanno fatto. Per questo obiettivo stiamo lavorando».

Dopo le regionali, il prossimo anno si presenteranno nuove sfide amministrative, a cominciare dal rinnovo del consiglio comunale di Venezia. È pensabile che questo progetto riformista continui anche in questi appuntamenti?

«In sintesi si potrebbe dire che per il Psi ed i suoi alleati è importante utilizzare anche l’appuntamento elettorale delle regionali come trampolino di lancio per la futura campagna elettorale su Venezia, con l’intento anche lì di proporre soluzioni alternative alla destra che ora governa. A Venezia e per Venezia, abbiamo costruito un “cantiere” di elaborazione politica, definito “La buona stagione”, che sta lavorando ormai da più di dieci mesi. Sicuramente l’esito regionale potrà dare quello spunto, quella forza necessaria per proseguire su questa strada. Come si presenterà il Psi in quella elezione, se con un simbolo tipo quello regionale o meno, lo deciderà la Federazione Provinciale di Venezia, anche sulla scorta dei risultati raggiunti alle regionali».

Guardiamo ora un po’ dentro al partito veneto. Passata un po’ la tempesta, dopo un lungo periodo di commissariamento della Federazione Regionale, si guarda avanti con quali prospettive?

«Il superamento del commissariamento non deve essere considerato è un punto di arrivo, ma un inizio che impone al partito socialista veneto una ricostruzione internamente e non solo. Io ho molta fiducia che tutti quanti i soggetti coinvolti, i compagni e le compagne coinvolti, sia nel direttivo, nell’esecutivo e nelle posizioni applicabili dello stesso, sia a livello territoriale e anche nazionale, ci possono aiutare in questo passaggio, aiutandoci a favorire l’inserimento di quella componente che effettivamente manca nella nostra compagine, che sono i giovani. I giovani sono una rarità e questo non va bene, perché i giovani rappresentano il futuro. Quindi ho invitato all’ultimo direttivo tutti i compagni di coinvolgere almeno un giovane nei prossimi incontri, in modo tale da poter cominciare un percorso di rinnovamento. Anche perché non possiamo essere noi, meno giovani, a parlare ai giovani andando nelle scuole, ma devono essere i giovani stessi a doverlo fare, coinvolgendo poi i loro coetanei. Questo è quanto io mi auguro proprio che ciò avvenga, anche contando molto sulla generosità dei compagni più anziani, che grazie al progresso scientifico si sentono ancora giovani dentro, ma non possono essere l’ostacolo all’evoluzione del partito, perché il partito deve appartenere a una classe di gente giovane».

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